1964

                                    1964


PAPERINO E IL POLLO DA COMBATTIMENTO


Voto: ***

Disegni di MASSIMO DE VITA; TL 423 (5/1). Tav: 22; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; il gallo Chichirillo; il pollivendolo Bill e il suo gallo Sansone; i truffatori Alvaro e Romulo Gracias.
Marchingegni: Allenatore meccanico, a forma di pollo con guantoni da boxe, costruito dai Nipotini per allenare il gallo Chichirillo.
AR 807[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale](26/4/1970)[col-b/n]; CD 87/PAPERINO DYNASTY (3/1984); GC 185*(4/2002).

Segnalazione: le modifiche su GC 185 sicuramente hanno origine nelle ristampe precedenti.

In questa storia CIMINO sfiora e condensa in un unicum i classici temi (poi divenuti pregnanti nella sua Opera) dei  piccoli affreschi sulla vita sociale di Paperopoli e su quella del Paese straniero (famosa la sequenza dello spettacolo dei galli in Texico) e il classico motivo della conquista dell'amicizia con la trionfale, finale adozione del pollo accettata da Paperino, al di là di qualunque sia il comune modo di pensare della propria società (i vari temi non sono approfonditi radicalmente, ma la sceneggiatura ha il gusto dell'immediatezza e colpisce direttamente).
Infatti, quando il pollivendolo Bill (comunque molto deluso dal suo favorito) offre a Paperino il pollo Sansone consigliandogli di farne un buon arrosto, di contro Paperino, in barba a tutto ciò che un paperopolese farebbe con un pollo, risponde: "No, Bill! Ho promesso di rispettare i polli, d'ora in poi!". L'ultima vignetta vedrà dunque Paperino e Qui Quo Qua seduti alla propria tavola; insieme con loro, il simpatico gallo Chichirillo (che nella storia ricorda l'odissea del falco della barksiana PAPERINO PARACADUTISTA) appollaiato sullo schienale della sedia di fronte al suo pasto: granturco. Questo finale ricorda molto quello della serie di strisce (21/10-2/11/1946) raggruppate col titolo
THANKSGIVING DINNER (TOPOLINO E IL PRANZO DI NATALE) disegnate FLOYD GOTTFREDSON (con BILL WRIGHT agli inchiostri) su testi di BILL WALSH. Lì al posto del gallo vi era un gigantesco tacchino, e la storia si chiudeva con Topolino che diceva: "A little more cornmeal mash for you, Goofy?" (dovrebbe tradursi come "Un altro po' di pastone di granturco, Pippo?", e il pastone viene dato appunto agli animali), mentre in PAPERINO E IL POLLO DA COMBATTIMENTO alla fine Paperino dice: "Eh, eh! Un pasto vegetariano è quello che ci vuole dopo tante emozioni!".
Ricollegandoci al discorso della liberazione dei personaggi dai tipici comportamenti sociali, è molto importante ricordare che Chichirillo raggiunge la vittoria non nel mero e violento scontro diretto col gallo avversario, insulso scontro voluto dagli esseri umani sia texicani che paperopolesi, ma nel momento in cui limpidamente si propone di liberare Paperino dal pericolo che lo opprime (cioè il pollivendolo Bill), dato il sincero affetto che prova nei confronti del papero che lo ha acquistato in Texico (toccante la scena in cui Chichirillo segue passo passo Paperino che passeggia cogitando in giardino).
La storia comincia nell'aeroporto di Dormicion, in Texico: una curiosa fusione tra Texas e Messico (o Mexico con la sostituzione della M con T) che ci tiene a suggerire un carattere latinoamericano; Cimino aveva già utilizzato il Texico in QUI, QUO, QUA E LA PROFENDA ENERGETICA (1963). Il Paese è infatti verosimilmente centro-sudamericano, e bisogna, se non legittimare, almeno comprendere la vistosa preoccupazione di Paperino (rappresentante ovviamente la mentalità prettamente "occidentale", con tutto il bagaglio di paure e pregiudizi) quando, nella sonnolenta città di Dormicion (in cui, come suggerisce il nome, dormono tutti dovunque, anche per le strade, riportando alla mente l'indimenticabile Volcano Valley della barksiana PAPERINO IN VULCANOVIA) si scatena il fracasso generale. In preda allo spavento, egli interpreta la confusione come una rivoluzione, una abbastanza duratura realtà non solo del Messico, come sanno appunto anche i Paperi. Parlando in maniera più leggera e divertita, possiamo ipotizzare che il timore di una rivoluzione nasca in Paperino dal ricordo di una avventura di appena 3 anni prima, e cioè PAPERINO E LA SCALOGNA RIENTRATA (1961), al cui centro era una rivoluzione contro il governo in... Texico! Ebbene sì, anche in quella storia - disegnata da LUCIANO CAPITANIO su testo di GIAN GIACOMO DALMASSO - era di scena questo strambo Paese! E' abbastanza inflazionato, non c'è che dire.
Come ho accennato in precedenza, una sequenza vede i Dormicionesi intorno a uno di quei recinti (galleras) all'interno dei quali si svolgono i combattimenti dei galli (il vincitore del combattimento in questione è il gallo Pedrito). Questi ultimi hanno, a seconda del Paese (Cile, Colombia, Perù, Ecuador, Cuba, Portorico, Argentina), specifiche regole di combattimento. Il combattimento, svolgentesi sotto l'autorità di un giudice di campo, deve avere la durata massima di 15 minuti ed è previsto si concluda con la morte, la menomazione o la fuga di uno dei 2 contendenti.

L'"allenamento" dei galli è un vero e proprio rituale propiziatorio: l'allenatore pone alle zampe del gallo degli speroni di plastica, osso o metallo, in modo che i colpi inferti al contendente provochino il maggior danno possibile. (E' senz'altro utile che approfondiate la questione in altre sedi).
In PAPERINO E IL POLLO DA COMBATTIMENTO, invece, ai galli sono applicati dei guantoni da boxe alle ali.
In PAPERINO E IL POLLO DA COMBATTIMENTO CIMINO dà vita a una trama minimalista come quelle che avrà poi modo di sviluppare brillantemente anche in seguito. Purtroppo questo è un filone ciminiano di storie che è stato sempre sottovalutato (definito sempre dai lettori il Cimino minore, lettori consapevoli che è una scelta), quando ha lo stesso impatto e la stessa ragion d'essere delle Grandi Storie, identificate spesso dal pubblico con le evasive ed epiche Cacce al Tesoro e gli spunti sociologici nei rapporti dei Paperi con strani popoli in lontani Paesi (o comunque le grandi battaglie di Zio Paperone), ormai ineliminabili dalla nostra mente.
Ma CIMINO non è solo questo, va opportunamente esplorato togliendo di mezzo i preconcetti.



Nel percorso che porta al riconoscimento finale di Chichirillo come membro della famiglia non mancano momenti "forti". In questa tavola fa capolino anche l'Allenatore meccanico (non altrimenti definito) costruito da Qui Quo Qua per allenare Chichirillo. Da notare la differenza con quello raffigurato nello splash panel iniziale.  


Il truffatore Alvaro non può non ricordare i vari cattivi con fattezze suine tratteggiati da BARKS nelle sue storie, in un periodo in cui DE VITA junior attingeva a piene mani ai Grandi Maestri. Quello dal volto di coyote, invece, sarà chiamato da Alvaro, di fronte a Paperino, Romulo Gracias. Qui sopra, Alvaro si accinge a montare un finto becco a Chichirillo, per dargli una parvenza più feroce.


Qui sotto, il pollivendolo Bill, caratterizzato negativamente secondo il motivo "creditore=biasimevole come un usuraio". Alla fine avrà il benservito uscendo pesto dalla vicenda.



Curiosità:

- Nel Manuale delle "Giovani Marmotte" è scritto che Dormicion è famosa per il suo Museo di Storia Naturale, ma ovviamente il custode del museo dorme, con accanto il cartello No fastidiar;

- l'albergo a Dormicion ove alloggiano Paperino e Qui Quo Qua si chiama Albergo Letargo d'Oro;

- nella storia compare un altro personaggio dal volto suino, ma nettamente differente da Alvaro: non viene detto esplicitamente, ma probabilmente è il console dell'ambasciata (comunque chiama Paperino señ
or), a cui Paperino telefona scambiando la musica della stagione dei "combattimenti" (che dura un mese) per un inno rivoluzionario;

-  Paperino si trova in Texico per le ferie, al termine delle quali deve riprendere il proprio servizio di fattorino presso la "Banca De' Paperoni".


La copertina di AR 807 del 1970 (che io riprendo da
Μίκυ Μάους 240 del 29/1/1971), in cui Chichirillo viene notevolmente abbellito, allungando leggermente le penne della coda:





























Frasi peculiari:

Paperino
: Ah, finalmente! Qui potrò rigenerare il mio fisico logorato dal quotidiano, duro lavoro!
Nipotino: Lo zio non sa che quotidiano significa "ogni giorno, non "ogni tre mesi"!


Un passante: Ah, ah! Il tuo campione, Paperino, ha l'aria di un buon padre di famiglia! Ah, ah!


Bill: E questo è Sansone! Prendilo e fanne un buon arrosto!

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ZIO PAPERONE SORVEGLIANTE A VISTA

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PAPERINO E LE API DEL VICINO

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ZIO PAPERONE ARTIGLIERE D'ECCEZIONE


Voto: **½


Disegni di GIOVAN BATTISTA CARPI (M), ERNESTO PICCARDO (I); TL 448 (28/6). Tav: 17; col.

Pers: Zio Paperone; Banda Bassotti (con Nonno Bassotto/Caporale Sam); Paperino; Qui Quo Qua.
Marchingegni: un artigliere meccanico (costruito da Archimede); un radar antiBassotti sintonizzato sulla loro costituzione fisica; una cassettina ove immettere denaro per poter suonare il campanello nel deposito di Zio Paperone; una sovrastruttura del Deposito costruita in base all'antico Forte Mac Paper.
AR 861[la copertina del volume è dedicata a ZIO PAPERONE E LA CONCESSIONE IN BALLO, anch'essa di CIMINO](9/5/1971)[col-b/n]; CD 86/PAPERONE L'ECCEZZZIUNALE (2/1984);GC 93[*?](8/1994); ZIO PAPERONE IN OPERAZIONE BASSOTTI*(2/2006).
Art: LE GRANDI SFIDE[DCOLL 4](11/10/2008)[art. di STEFANO AMBROSIO].
Segnalazione: il personaggio al servizio di Paperone non viene chiamato per nome, dunque l'annoveramento nel cast col nome di Battista - nel sito dell'INDUCKS - è troppo azzardata
.




Beffa presente sin dal titolo: l'eccezionalità di Paperone nel campo dell'artiglieria è contaminata dall'inconsapevolezza - appunto beffarda - di essere buggerati dalla mancanza della mascherina, mascherina a cui l'occhio di Paperone è abituato da tempo. L'usuale vignetta muta è riposta in uno spazio angusto, appiccicata al titolo (CARPI orchestrava a modo suo gli splash panels iniziali delle sceneggiature di CIMINO, a volte eliminandoli definitivamente).
 La trama può sembrare banale, e forse i sotterfugi e i piani dei Bassotti per derubare Paperon De' Paperoni in altre storie del periodo sono più complessi e ingegnosi; tuttavia, come nelle altre storie di CIMINO, al maestro friulano interessano i rapporti psicologici tra i personaggi e una morale di fondo; o meglio, un senso morale di fondo. In questa storia, nonostante che Paperone si sia impegnato minuziosamente per migliorare la difesa del suo Deposito, c'è sempre quella piccola circostanza alla base dell'insuccesso dell'impresa. In questo caso, l'avarizia di Paperone, la quale non manca peraltro in tutto il processo di rafforzamento delle difese: il tentacolare artigliere meccanico che egli intende utilizzare per difendersi dagli attacchi dei Bassottiè stato costruito da Archimede, il quale "possiede l'encomiabilissima virtù di non chiedere mai denaro!". Il geniale inventore, tuttavia, in questa storia non ci onora della sua presenza; però saremmo pronti a giurare che è suo anche il radar antiBassotti, uno strumento sintonizzato sulla loro costituzione fisica. Non appena i Bassotti si avvicinano, le 7 braccia mobili dell'artigliere meccanico entrano in funzione mettendo in funzione le batterie, il compito delle quali è bombardare il nemico.
Menzioniamo anche la sovrastruttura che lo Zione fa aggiungere al Deposito: è una sovrastruttura che riproduce fedelmente le merlature, con relative cannoniere, del Forte Mac Paper, eretto nel XVIII secolo da un avo di Paperone, appunto Mac Paper (Paperone lo definisce: "il nostro grande avo"). Una divertente curiosità filologica: l'avo Mac Paper doveva difendere il forte dagli attacchi dei Tracagnotti, pirati che, periodicamente, attraversavano l'oceano per depredare il castello. Zio Paperone, oltre a ritenere i Bassotti diretti discendenti dei Tracagnotti, afferma che "le attrezzature, che difesero validamente il nostro bisavolo, difenderanno me altrettanto bene!": ciò fa pensare che Archimede abbia costruito queste attrezzature difensive sul modello di quelle di Mac Paper. Ma congegni così sofisticati devono essere posti sotto un controllo accurato della mente umana, e da qui nasce il grande errore di Zio Paperone (divertente il tormentone sulla sagacia di Paperone) : pur di non pagare Paperino per la pulizia dei pezzi, egli pubblica un'inserzione sul giornale: "Cercasi armaiuolo mitissime pretese" (dato che nelle ristampe -olo di armaiolo risulta una modifica, è probabile che in origine fosse proprio armaiuolo), e all'annuncio risponde il barbuto ed enigmatico Caporale Sam (ex armaiolo della 4ª Batteria del 7º Reggimento della 9ª Divisione del 5º  Corpo di Armata...), che si presenta al Deposito con una caratteristica divisa e un'asta con bandierina (ricordo del Caporale Sam dell'omonimo film di NORMAN TAUROG?). Però, sotto questi panni si cela Nonno Bassotto (alla sua terza apparizione nelle storie di Cimino), che si mostra senza il travestimento - alla guida di un camioncino - solo nella 1ª vignetta della 16ª (e penultima) tavola, con la pipa in bocca e un cartellino sul petto (non contraddistinto, però, da alcuna scritta). Qui Nonno Bassotto non assume la parte di mente organizzatrice dell'impresa furfantesca (come lo sarà invece in molte altre storie ciminiane), ma ha una funzione quasi di spalla, di collaboratore: ad allestire il piano (riempire le palle di cannone col denaro di Paperone  e spararlo fuori dal Deposito) sono i nipoti, appena rimessi in libertà, bruscamente, dal Penitenziario - succursale provvisoria.
Geniale, poi, l'idea della scommessa fra Paperino e Paperone ("Scommetto la pulizia perpetua gratuita dei tuoi cannoni, contro il soggiorno di un mese per quattro persone, gratuito naturalmente, che il tuo denaro uscirà, a tua insaputa, dai tuoi forzieri entro ventiquattro ore!"), ovviamente dopo che i Nipotini hanno scoperto l'inganno del Caporale Sam e l'hanno riferito a Paperino.
Riguardo i disegni di GIOVAN BATTISTA CARPI, a volte disegna dei Bassotti molto magri, e talvolta i suoi disegni, da considerare forse in una fase di transizione tra quelli di fine '50 - inizi '60 e quelli della metà dei '60, ricordano GIUSEPPE PEREGO o LUCIANO CAPITANIO.

Curiosità:

- in una vignetta, a un Bassotto colpito a un piede da una granata salta in aria il berretto, scoprendo una capigliatura bionda;

- è il Bassotto 10-34 a proporre l'idea del Nonno da far
intrufolare nel Deposito: egli ricorda infatti che "Nonno Bassotto ha prestato servizio... come disertore proprio nell'Arma di Artiglieria!";


- nella storia compare un'altra macchina particolare, poi ripresa in altre accezioni da altri autori: una macchina con l'inghippo ove pagare il pedaggio per suonare il campanello di Zio Paperone. Un cartello infatti indica: "Per sonare il campanello, chiuso nell'apposita cassettina, introducete – 5 cents – nella macchinetta! Se la chiave non verrà subito fuori ritentate!". Ma Qui Quo Qua sanno bene aggirare questo ostacolo, e dichiarano: "E' da quando abbiamo l'età della ragione, che queste infernali macchinette hanno alzato bandiera bianca al nostro cospetto!". Non si sa se il costruttore di questa macchina é Archimede: Zio Paperone si riferisce a chi l'ha fabbricata chiamandolo semplicemente "il costruttore";

- in ZIO PAPERONE ARTIGLIERE D'ECCEZIONE sono presenti 2 varianti (da parte dei Bassotti) sul leit motiv andiam, andiam, su cui Cimino continuerà a sbizzarrirsi nei decenni seguenti. Infatti, i Bassotti cantano, nell'ordine: Andiam, andiam... Con trapano e martello/il "lavorare" è bello...; Andiam, andiam... per cogliere monete/ a noi basta una rete...

- Nei cartelli che contraddistinguono i Bassotti (in questa storia, pare in 5 più il Nonno) si avvistano le cifre 11-20, 20-16, 10-34, 22-13, 20-14; come già specificato, nell'unica vignetta in cui compare senza il travestimento da Caporale Sam, Nonno Bassotto ha sul petto un cartellino come i nipoti, ma a differenza di loro non vi è alcuna cifra, né alcuna scritta.


Qui sopra, il grande Artigliere meccanico di Zio Paperone.

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Qui sopra, il travestimento da
Caporale Sam di Nonno Bassotto. Nel travestimento non è compresa l'usuale mascherina, e c'è da dire che è un travestimento meno palese rispetto ad altri attuati dagli stessi Bassotti in altre storie.





Frasi peculiari:

Qui Quo Qua: Lo zio ha trovato il sistema di spennare i polli, ma noi siamo paperi...
                    ... fatto! E' da quando abbiamo l'età della ragione, che queste infernali macchinette
                   hanno alzato bandiera bianca al nostro cospetto!


Zio Paperone: Io sono troppo vecchio per procedere alla loro pulizia! Ho pensato che voi... con la vostra ben nota abilità...
Nipotino: Tu sei troppo vecchio, ma noi siamo troppo piccoli! Non abbiamo la forza necessaria...
Paperino: Già! Ed io, che avrei la forza fisica per fare il lavoro, non ho la forza morale di compierlo gratis...

Zio Paperone: Sai cosa ti dico?! Mi sono sbagliato a definirti seminfermo di mente! Tu sei radicalmente e inesorabilmente totalinfermo!

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ZIO PAPERONE E LA CONCESSIONE IN BALLO

Voto: **½

Disegni di GIORGIO BORDINI; TL 451 (19/7). Tav: 23; col.
Pers: Zio Paperone; Paperino; Qui Quo Qua; Archimede Pitagorico; Banda Bassotti; Pedro Peseta[rivale di Paperone].
AR 861[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale](9/5/1971)[col-b/n]; CD 29 (12/1995); R-CD 28.



La location: un'isola dimenticata nell'Oceano Indiano governata da un sultano con pennellate salomoniche.
La disputa: circa un giacimento petrolifero ubicato nella suddetta isola.
Il cast è ricco: del cimento fa parte anche Archimede Pitagorico, artefice di ben 2 marchingegni a favore dei Paperi, la cui lotta contro il tempo è stata intanto messa a repentaglio. Partecipano anche i Bassotti, che qui più o meno replicano il loro ruolo in ZIO PAPERONE IN: BRIVIDI ALL'EQUATORE (1961), cioè quello di esecutori al servizio del miglior offerente.
Rockerduck all'epoca di questa storia era già stato utilizzato un bel po' di volte da quando fu ripreso per l'italianissima ZIO PAPERONE E IL KIWI VOLANTE (1963); tuttavia CIMINO mette in scena un miglior offerente differente, secondo una consuetudine protrattasi negli anni:
CIMINO per avventure e disavventure dello Zione tirerà in ballo - fisicamente - Rockerduck solo poche volte - per scarsa simpatia nei confronti di tale character o perché lo considerava insulso? -, finendo per contrapporre all'arcimiliardario personaggi usa-e-getta gretti e aridi che non generano alcun rimpianto nel lettore dopo la loro definitiva scomparsa al termine della storia.
Altri esempi di one shot-character sono Jacinto Pesos (sia Pesos che Peseta, come si vede, sono fondati sin dal nome esclusivamente sul principio del denaro) e l'anonimo delinquente amorale di ZIO PAPERONE E LO SPECCHIO NERO (1967).
Anche Pablo Peseta, residente in un castello di proprietà, salta fuori solo una volta, un po' in discordia con la sua qualifica di "acerrimo nemico" di Paperon De' Paperoni ("Vi dico e ripeto che intendo battere il miliardario di Paperopoli per numero di concessioni e quantità di pozzi di petrolio!").
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Le varie disavventure che si susseguono nella storia esaltano quindi una contrapposizione psicologica tra Pablo Peseta - individuo meschino e disonesto, che non esita a ricorrere a mezzi illegali per riuscire a consegnare il rubino alla figlia (Raggio di Luna) del sultano in cambio del giacimento, e questi mezzi illegali si personificano nei Bassotti - e lo Zio Paperone, cui CIMINO comincia a riservare una maggiore attenzione: la fondamentale onestà dello Zione - convivente con le divertenti scene pietose di miseria di fronte al sultano - tacitamente viene messa in risalto di fronte alla slealtà del rivale.
L'attenzione di CIMINO per Paperone si esplica anche in alcune scene comiche come la sua visita iniziale al proprio ufficio concessioni, ove Paperone rimprovera violentemente i suoi dipendenti per non essere riusciti ad individuare altri giacimenti petroliferi nel mondo, tra cui quello della citata isola.
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Le scene veramente comiche sono presenti in quantità maggiore rispetto alla futura ZIO PAPERONE E I DIAMANTI GIGANTI (1965), e sono riservata intelligentemente anche al personaggio Paperino, che ha qui un po' meno caratteristiche esclusivamente da "macchietta".

Quando arrivano nel luogo, lo Zione ingaggia con Peseta uno scrontro tipico delle battaglie con Rockerduck, e la scena - presente in questa storia - dei nipoti che in lontananza continuano a sentire il fragore della disputa forse è la prima volta che ha luogo: è infatti una costruzione scenica che sarà intavolata più volte in futuro.

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Quante altre volte vedremo una scena simile (di seguito), in un tripudio di gustosissime varianti che spesso riescono a rendere peculiari anche alcune storie meno riuscite del CIMINO dell'ultimo periodo? In ZIO PAPERONE E I DIAMANTI GIGANTI, cronologicamente successiva, Paperino e nipoti saranno catturati dall'aeroplano di Paperone mentre partono per distensive giornate di pesca.

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Nella storia compaiono 3 apparecchi particolari: l'"annusatore di idrocarburi" (dalla forma animalesca e dal fare, ovviamente, canino) applicato con un filo agli aeroplano di Peseta; un ordigno veramente fantascientifico capace di far filare a razzo la modesta goletta di Zio Paperone; un cigno meccanico veleggiatore che ha la funzione di trasportare il rubino di Paperone nelle mani del sultano. Gli ultimi 2 marchingegni sono fabbricati da Archimede Pitagorico.
 
Frasi peculiari:

Ramiro (dipendente di Pedro Peseta): Specie di bruco, chi ti ha dato il nulla-osta per navigare?
Zio Paperone: Brigante dei Tropici, dove hai rubato la patente di capitano?


Zio Paperone: Fammi passare, scherano! Si tratta di petrolio o di morte!

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ZIO PAPERONE E I GUARDIANI TRUFFALDINI


Voto:
***


Disegni di ROMANO SCARPA (M), GIORGIO CAVAZZANO (I); TL 453 (2/8).
Tav: 27; col.             
Pers: Zio Paperone; Paperino; Qui Quo Qua; Banda Bassotti; giudice Porcello; dottor Gufoni, complice dei Bassotti; l'ex Generale sudista Crack; Clint il Muto.
Rist: AR 852
[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale ](7/3/1971); CD 89/PAPERONE NUMBER ONE (5/1984); GCD 150 (5/1999); I GRANDI COLPI DELLA BANDA BASSOTTI (5/2002).




ZIO PAPERONE E I GUARDIANI TRUFFALDINI è un’avventura urbana strutturata in modo brillante, senza semplicismi nelle notazioni sociali della città di Paperopoli. Il soggetto è di quelli che a tutt’oggi i lettori hanno visto più e più volte, cioè il presunto processo di riabilitazione morale - autonoma  - da parte dei Bassotti ("riabilitazione" al centro anche dell’altra ciminiana ZIO PAPERONE E I GERMOGLI ESPLOSIVI), seguito in diretta dai rappresentanti della giustizia e dalla popolazione, compreso un Paperon De’ Paperoni riluttante ad accettare questa situazione favoreggiata dall’intera cittadinanza.  Abile è infatti il crescendo di situazioni (istruzione di giovani virgulti, salvataggio di pennuti a rischio di affogare, soffiate su furti di pollame) attraverso le quali i Bassotti si guadagnano la stima dei concittadini, e CIMINO insiste abbastanza su questo aspetto, sottolineando l’ottusità di benpensanti ed intellettuali di Paperopoli e i loro occhi foderati di mortadella, che arrivano al punto di accettare il reclutamento dei Bassotti dopo la vittoria al concorso per l’arruolamento di 261 guardie comunali (e qui la satira di CIMINO va ancora a segno): non ci ricorda per caso LA LEGGENDA DI PAPERIN HOOD?. E sono gli stessi cittadini che viceversa si accaniscono contro Zio Paperone, “colpevole” - oltre che di aver chiesto inizialmente l’allontanamento forzato dei Bassotti subito dopo il loro rilascio e di averli addirittura assaliti mentre veniva loro conferita la medaglia al merito e alla virtù - pure di averla sempre vinta in tutti i campi, anche quello da golf ove si svolge l’annuale gara tra i soci del Club dei Miliardari aggiudicandosi – come ogni anno – la coppa spettante al vincitore. In questa vicenda metropolitana, degna erede della famosa barksiana ZIO PAPERONE E IL DENARO COLLOSO, la “novità” della redenzione dei Bassotti perde” di fronte all’autenticità dei vecchi valori, incarnati dallo Zio Paperone e ambiguamente dalla divisa militare dell’ex Generale sudista Crack, quest’ultimo uno tra i 2 maggiori pregi dell’episodio a pari merito con lo studiato vagabondaggio dei Nipotini nei bassifondi di Paperopoli, arricchito da gags che oggi potrebbero esser giudicate inappropriate. Il ritorno al passato frequente nelle storie di CIMINO sarà comunque approfondito e scandagliato dall’autore in capolavori successivi come ZIO PAPERONE “GIOVANE” LEONE (1967) e ZIO PAPERONE E IL RITORNO ALLA NATURA (1969), con più criterio che in storie precedenti. La gag menzionata – giustamente famosa tra i fans – si svolge quando i Tre Nipotini decidono di rintracciare gli introvabili Bassotti (in questa storia ne fanno capolino molti: 12-13, 12-14, 13-14, 16-17, 11-12, 14-15)  nei quartieri degradati della città (tra cui l’evocativa Taverna dell’Osso Lussato), e per ottenere più facilmente informazioni si adattano al luogo assumendo un’aria da bulli di quartiere con sigarette – per precauzione spenta – in becco: il solo tenerle però dà loro la nausea, quindi sentono il prepotente bisogno di rifarsi la bocca col “fresco, fragrante, onesto latte”. Le altre sequenze che fanno di questa storia un piccolo capolavoro sono tutte quelle con protagonista l’ex Generale sudista Crack, chiamato in aiuto da Paperone (che si trova rinchiuso in cella ove verranno a trovarlo Qui Quo Qua (come succederà in futuro in un episodio delle DUCK TALES): i due si sono conosciuti durante la Guerra di Secessione. (E nel frattempo Paperino dov’è? In casa, “rapito” dal fascino di un programma televisivo, di più che in PAPERINO E IL PROBLEMA FERROVIARIO). Da antologia quando Qui Quo Qua, per – un’altra volta – adattarsi al nuovo ambiente e assecondare le manie di Crack per ingraziarselo, si presentano col saluto come “staffette Qui, Quo e Qua a rapporto, signor Generale!”. Eh sì, nonostante sia in pensione, l’ex Generale Crack continua a studiare piani di battaglia dato che ormai le sue rotelle sono fuori posto e ha inconsciamente nostalgia dei vecchi tempi. Perfino il commissario “ubbidisce” ai suoi ordini con un immediato “Agli ordini, Generale!”, poiché Crack è stato il comandante di suo nonno. Suggestivo il primo piano (alle spalle) dei Bassotti mentre sullo sfondo si staglia la carica di un Generale Sudista armato a cavallo, la cui immagine, attraverso il parabrezza del camion, assume la parvenza di uno spettro. Come curiosità, l’apparizione di alcuni personaggi peculiari: il dottor Gufoni, che non è il famoso giudice Gufo, ma un bravo ipnotizzatore (delinquente come loro e dalle fattezze “gufesche”) che “istruisce” a suo modo i Bassotti per far loro superare l’esame per l’arruolamento in qualità di guardie (i Bassotti ipnotizzati sono 13-14 e 16-17, ma a presentarsi per l’esame sono 12-13 e 14-15!).  Viceversa, in questa storia il giudice non è un gufo, ma un suino antropomorfo (il giudice Porcello). I connotati del sindaco, dal canto loro, graficamente sono simili a quelli  del medico che trasforma Paperino in una talpa nella grande PAPERINO E I DRAMMI DEL SOTTOSUOLO, disegnata da GIORGIO BORDINI, non a caso scarpiano nello stile. Curioso è che uno dei frequentatori dei bassifondi si palesa come Clint il Muto, mentre la celebre laconicità del pistolero interpretato da CLINT EASTWOOD farà capolino nel film PER UN PUGNO DI DOLLARI il mese successivo. In sostanza ZIO PAPERONE E I GUARDIANI TRUFFALDINI illustra validamente una di quelle situazioni senza via d’uscita tipiche delle introspezioni sociali di RODOLFO CIMINO, situazione senza via d’uscita ben simboleggiata dalle figure inquietanti dei Bassotti in uniforme (uniforme che, umoristicamente, non è certo quella dello splash panel introduttivo). E' il dramma di un cittadino alle prese con le trame recondite - legalizzate - del sistema: di certo non una realtà facilmente accettabile.

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Il bizzarro "braccio" di cui si serve Zio Paperone per riportare le cose al loro giusto posto, in una città che è in balìa dei criminali. Per sconfiggere chi ormai ha assunto il potere nelle strade, l'unico mezzo, per l'anziano papero, è stato quello di ricorrere all'azione militare.

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PAPERINO ISTRUTTORE CINOFILO

Voto: **½


Disegni di GIORGIO BORDINI; TL 455 (16/8). Tav: 20; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; il cane Fido e il suo proprietario (il signor Tucano); il bambino Cirillo e i suoi genitori; il fornaio Anacleto; il direttore del circo Zabum.
AR 854[copertina dedicata a PAPERINO E LE API DEL VICINO, anch'essa di CIMINO/BORDINI](21/3/1971)[col-b/n]; CD 87/PAPERINO DYNASTY (3/1984); GC 92 (7/1994); GC 216*(11/2004).
Segnalazione: ho segnalato come sicura la pubblicazione dell'edizione censurata su
GC 216, ma probabilmente le modifiche partono da AR 854
.



Spassosa e degna erede della commedia barksiana conosciuta in Italia come PAPERINO E IL DOMINATORE (in origine semplicemente DONALD DUCK), PAPERINO ISTRUTTORE CINOFILO si vale di un titolo in cui già tutto è in programma e che focalizza l'attenzione sulla parte più lunga e approfondita della storia, quella dell'addestramento del cane Fido, simpaticamente restìo ad una classica vita da cane piccolo-borghese e inevitabilmente attratto da un'esistenza randagia in compagnia di esemplari canini "poco raccomandabili" (i commenti di Paperino nei riguardi dei compagni di Fido sono edulcorati nell'assurda edizione su GC 216).
Rispetto a PAPERINO E IL DOMINATORE (in cui Paperino aveva a che fare coi salmoni e con un martin pescatore), in PAPERINO ISTRUTTORE CINOFILO aumentano gli episodi (portati avanti molto bene, soprattutto grazie ai pagliacceschi dialoghi e monologhi di Paperino) in vista del prevedibile finale.
Fra gli esilaranti scontri con la dura realtà - cronologicamente prima delle sequenze in cui Paperino (il quale ritiene che una tappa fondamentale dei suoi ammaestramenti è la psicoanalisi) è alle prese coi cani - sono meritevoli di menzione l'agitato leone - credentesi un gorilla - da psicanalizzare e l'illogica sequela di procedimenti (canzone, ballo e ipnosi) con cui Paperino tenta di ammaestrare uno scoiattolo nel Parco Comunale.
Laddove (in PAPERINO E IL DOMINATORE) risaltava la cruda satira nei confronti dell'uomo come dominatore della situazione e nei confronti della trattatistica, in PAPERINO ISTRUTTORE CINOFILO esplode felicemente la volontà di vivere della Natura.
Da rivalutare.
In questa storia ci vengono mostrati interessanti esponenti della fauna (antropomorfa e non) paperopolese: il signor Tucano (di nome e di fatto), che non si capisce se sia o no vicino di casa di Paperino; afflitto per le frequenti assenze del cane Fido, non esita a promettere a Paperino una torta farcita, se questi sarà in grado di rieducare il suo cane; Fido, mansueto cane del signor Tucano, attratto dalla vita randagia con dei cani, uno dei quali è una sorta di bulldog; una fugace comparsa dell'accalappiacani municipale, pronto ad incamerare nel furgone i 2 amici di Fido; l'intrattabile direttore del circo Zabum; una famigliola composta da padre, madre e figlioletto (Cirillo), che sono involontariamente causa dell'ultimo, definitivo guaio di Paperino; forse il personaggio più curioso: Anacleto. Il vicino di casa di Paperino? No, semplicemente un fornaio (da Anacleto - Focacce e biscotti) con cui evidentemente Paperino ha un buon rapporto di fiducia.




 













Ecco qui sopra il signor Tucano, fiducioso nelle possibilità di "rieducazione" di Fido da parte di Paperino. Brillante la sequenza in cui Paperino mostra a Fido i vantaggi di una vita "normale". Purtroppo ci sono buone probabilità che le parole all'interno di questi balloons siano tagliate e lievemente modificate. Pur intuendone l'acutezza, prima di riportare le parole attendo di venire in possesso dell'edizione originale. Qui sotto, invece, l'Anacleto che compare nella storia. I biscotti che gli sta preparando avranno la forma di lepri, pernici, eccetera. L'Anacleto Mitraglia che conosciamo tutti debutterà l'anno successivo in PAPERINO E LE VACANZE SOLITARIE, ma un Anacleto Mitraglia aveva già fatto una breve (ma "tangibile") comparsa in ZIO PAPERONE E I LADRI DI AUTO (1962).




Curiosità/Bloopers:

-
L'accalappiacani dice (o meglio, pensa) espressamente che i cani compagni di ventura di Fido sono 2 ("Il papero aveva ragione! Ecco i due cagnacci che s'infilano spontaneamente nel furgone!"). Bene, e in effetti nella storia compaiono solo 2 cani accanto a Fido: solo che uno dei 2 cani è raffigurato diversamente nell'arco di 2 vignette: nelle penultima e ultima vignetta dell'8ª tavola ha le orecchie corte, mentre già nella 2ª vignetta della tavola successiva, queste gli si allungano. Il colorista, notando la differenza tra i 2 cani, li ha infatti colorati in modo diverso;

- nella 2ª vignetta della 15ª tavola (l'unica vignetta della storia in cui viene inquadrata la parte posteriore della 313) la targa che compare sull'auto di Paperino non è 313, bensì solamente 13.


Frasi peculiari:

Nipotino: Ebbene, zio? Rinunci ai tuoi pericolosi progetti?
Paperino: Silenzio! E' inutile che tentiate di demoralizzarmi!

Paperino
: Dunque, vediamo... anzitutto si deve stabilire una corrente di simpatia tra lo psicanalizzante e lo psicanalizzando...

Paperino (attaccato da un orso): E' finita! Addio, Nipotini! Paperino Paolino soccomberà da prode! (......) Sob! sono soccombuto!

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ZIO PAPERONE E LA CALATA DEI CONDOR


Voto:
**½


Disegni di GIORGIO BORDINI; TL 459 (12/9). Tav: 24; col.
Pers: Zio Paperone; Qui Quo Qua[anche in veste di GM]; Paperino; il popolo Condor; lo studioso.
AR 870[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale](11/7/1971)[b/n]; GC 136*(3/1998).

 .


Il condor, animale sacro degli Incas (ancora al centro di cerimonie in Perù), è al centro di questa storia sullo scontro fra 2 culture. Ricardo Gonzalez ricorda che gli Incas chiamavano le entità provenienti dallo spazio Uomini-Condor (curiosamente, Gonzalez afferma di essere entrato in contatto con queste entità, in un articolo del 2005); su alcuni "Uomini Condor" Cimino tesserà una trama proprio dal titolo ZIO PAPERONE E GLI UOMINI CONDOR (1968), ma in ZIO PAPERONE E LA CALATA DEI CONDOR i misteriosi nemici di Zio Paperone non attraversano l'aere mediante particolari marchingegni: semplicemente si fanno trasportare, assisi su un seggio, dai volatili che lo reggono con entrambe le zampe (graficamente la cosa è resa in maniera un po' improbabile, con la sedia che sembra gettare da un momento all'altro il viaggiatore, che neanche prova ad aggrapparsi, nel vuoto). In questa storia, comunque, i condor trasportano esseri umani (uno solamente, in particolare) solo una volta, all'inizio, mentre nel resto della vicenda eseguono il loro ordini autonomamente, sradicando a frotte i vari depositi del denaro di Zio Paperone che sorgono in America Meridionale (due dei quali si trovano nelle località fittizie di Rondo-Rondo e Balababao, a giudicare dalla cartina in Perù). Il tutto, dopo una poco fruttuosa visitina a Fort Knox.
ZIO PAPERONE E LA CALATA DEI CONDOR è una piacevole avventura che getta ancor più le basi per quelle che saranno le tematiche care (riprese in continuazione dall'autore in un numero esorbitante di varianti) dell'instancabile Maestro friulano; i cultori affermerebbero quindi che questa è, tra le antiche storie di CIMINO... una ciminiana a tutti gli effetti (soprattutto per la particolare unione di tematiche e struttura), anche se non mancano delle storie precedenti con questi requisiti (ad esempio ZIO PAPERONE E IL $IERO DELL'ONESTÀ); forse in ZIO PAPERONE E LA CALATA DEI CONDOR, a differenza per esempio di PAPERON DE' PAPERONI VISIR DI PAPATOA , vi è più presente l'elemento sorpresa che i Paperi provano di fronte alla scoperta di un popolo stravagante e dimenticato fuori dal tempo e dallo spazio normalmente concepito dagli abitanti di Paperopoli; poi, gli abitanti di Papatoa hanno poco di così stravagante, e, anche rispetto a ZIO PAPERONE E IL $IERO DELL'ONESTÀ, forse in ZIO PAPERONE E LA CALATA DEI CONDOR comincia a farsi strada quel senso di meraviglioso che accompagna le "visioni" di questi popoli da parte dei Paperi (
ma l'universo ciminiano è ancora tutto da scoprire e analizzare accuratamente, quindi quello che scrivo vale puramente come indicativo, in previsione di sviluppi futuri sull'operato del Maestro); sicuramente chi pensa questo della storia ha ragione, solo che non si possono non notare certi difetti: prima fra tutti, una certa frettolosità nelle psicologie dei personaggi ex novo e nel rapporto tra questi e i nostri beneamati; in più, c'è una non proprio chiara notazione morale: il popolo Condor (i Nipotini lo definiscono "strano popolo", ed è proprio quello che compare nell'indicizzazione di FRANCO FOSSATI, il quale avrà l'abitudine di commentare in tal modo le ciminiane di questo tipo), rintanato in una remotissima valle delle Ande (ci sovviene a questo punto la splendida PAPERINO E IL MISTERO DEGLI INCAS del 1948-49, ma anche la Tralla La di ZIO PAPERONE E LA DOLLARALLERGIA) si sente dire dallo studioso americano (un personaggio non troppo carismatico e non memorabile) che ha "infranto le regole della giustizia e dell'onestà", ma c'è poco da essere severi dopo le umiliazioni che è stato costretto a sopportare questo popolo: il furto dei depositi di Paperone è perpetrato per procurarsi l'oro che secoli prima i conquistadores avevano appunto sottratto a questa civiltà. Questa poca chiarezza morale non manca di disturbare anche dopo l'ovvia punizione finale del sistema americano (cioè, quando Paperone è costretto a rifornire eternamente il popolo Condor di sementi e attrezzature agricole). Ma forse non è il caso di dare così tanto peso alla cosa.
Protagonista non marginale della storia è l'intelligente frotta di condor che invade le vignette, causando in ognuno dei personaggi una reazione diversa: in Paperino solo fifa blu (è il solito Paperino pauroso-incapace delle prime storie di CIMINO), nei Nipotini segnale di un inesplicabile enigma da risolvere con l'astuzia, in Zio Paperone furore nero: la storia infatti si avvale di espressioni abbastanza forti, in quanto Paperone, avendo intenzione di far entrare in campo uno stormo di bombardieri contro i condor, al rimprovero di un Nipotino "Tu non pensi a Zio Paperino?" (Paperino è stato rapito dai condor, mentre in ZIO PAPERONE E GLI UOMINI CONDOR il prigioniero dello strano popolo di turno sarà lo Zione) risponde, in un accesso di rabbia: "La sorte di quello sciagurato non m'interessa! Avrà finito una volta per sempre di procurarmi guai!" (altre espressioni forti, tra cui quella di sconforto dello Zione alla notizia del primo furto, sono barbaramente censurate su GC 136); ben assestato sarà il colpo di martello sulla testa da parte del Nipotino per ridurlo alla mitezza.
Uno dei condor, appollaiato sul cartello "Fine", nell'ultima vignetta rivolge uno sguardo beffardo verso il lettore, mentre il capo del popolo Condor (avente sul capo una corona a forma, ovviamente, di condor) rivolge queste parole in direzione dell'elicottero che si allontana (l'elicottero è stato truccato in modo tale da farlo scambiare per il "grande spirito del Supremo Condor", e l'anonimo studioso che aiuta i Paperi ha operato un travestimento di circostanza): "Grazie, amico del Supremo Condor, grazie!".
Memorabili il primo furto cui assistono i Paperi e la sequenza della tentata liberazione di Paperino, attraversata dal vivace rimbalzo di una pietra.



Curiosità: qui sotto, ecco come appare il Deposito di Zio Paperone (in più, sulla bandierina vi è P.P., invece dell'a noi più familiare P.d.P.); poi, non pare sorgere su una collinetta isolata, ma sembra integrato con la città.






Qui sotto, una veduta (poco esauriente, in verità, rispetto a quella della 5ª tavola: ma non posso mostrare tutto) della valle del popolo Condor: in particolare, è la sequenza dell'irruzione di Zione e Nipotini, accompagnati dallo studioso il quale credeva (come del resto tutti i suoi colleghi) che suddetto popolo si fosse estinto.




(Ulteriori) curiosità:

- come si può notare dalla tavola di apertura, dopo il suggestivo splash panel con protagonisti i condor, Zio Paperone è rappresentato, dentro il suo Deposito, all'interno di un carro armato;

- all'inizio della storia Qui Quo Qua sono raffigurati in tenuta di Giovani Marmotte. La loro speranza è quella di ricevere dallo Zione, nell'occasione dell'offerta annuale, 5 dollari (in luogo dei consueti 50 cents), in cambio del quale istituiranno uno scrupoloso servizio di sorveglianza intorno al suo Deposito. Zio Paperone rifiuta, ma l'assistenza dei Nipotini nel corso della vicenda gli costerà 500 dollari;

- all'inizio della storia, il condor che trasporta il suddito viene da questi incitato col nome di Fulmine;

- I condor sono una costante nel panorama ciminiano; intorno a questo animale saranno imperniate anche le sue future storie ZIO PAPERONE E GLI UOMINI CONDOR (già citata), ZIO PAPERONE E I CONDOR GIOIELLIERI (1983) e ZIO PAPERONE E IL CONDOR D'IMPORTAZIONE (2005). Le ultime 2 ci mostrano ancora una volta (soprattutto I CONDOR GIOIELLIERI, simile per certi versi a LA CALATA DEI CONDOR) le azioni pressoché truffaldine di questi volatili.
CIMINO presenterà un'altra specie di volatili arraffatori in ZIO PAPERONE E I DIAMANTI GIGANTI (1965; esordirà esattamente dopo PAPERINO E IL CANE A TRE TESTE, che succede immediatamente I DIAMANTI GIGANTI).


La copertina di AR 870 (11/7/1971) dedicata alla storia di CIMINO (sulla stesso numero è presente PAPERINO E IL SALVADANAIO BLINDATO, attribuita con troppa sicurezza ai BAROSSO), che mostra il modo di operare dei ladroni pennuti (appare un punto interrogativo riguardo il realizzatore della copertina, ma è chiaro e lampante che è PEREGO; non capisco da dove nasca il dubbio):





Frasi peculiari:

Capo del popolo Condor: Tu sei responsabile! Tu sei colpevole! I nostri condor non sono ancora tornati! Resterai legato al palo fino a nuovo ordine!
Paperino: Sigh!... Anche l'ostruzionismo dei condor ci voleva!...


Nipotino: Un momento, zio! Sei sicuro di non avere dimenticato nulla?
Studioso: Già, signor De' Paperoni! Forse vi sono usciti dalla memoria certi sacchi di sementi e certe casse di attrezzi...?
Zio Paperone: No, no... la mia memoria è ferrea, anzi, è aurea...





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