1965-1

                                                        1965





ZIO PAPERONE E I DIAMANTI GIGANTI


Voto: **½


Disegni di GIORGIO BORDINI; TL 475 (3/1). Tav: 24; col.
Pers: Qui Quo Qua; Paperino; Zio Paperone; dottor Fosforoni.
AR 899[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale](30/1/1972)[col-b/n]; CD 150/DISNEYLAND (5/1989); GC 181*(12/2001); R-GC 49*(2005); DBIG 8*(12/2008).
Oltre al fatto che probabilmente le modifiche su GC 181 erano già presenti su CWDNS 150, è quasi sicuro che questa versione censurata è stata riproposta tale e quale su DBIG 8 (chi lo possiede può darmi la conferma).



È un giallo, più che avventura vera e propria, la storia disneyana su TL che inaugura l'ormai lontano 1965. Siamo nel 3 Gennaio, e, cosa che ci interessa più direttamente... la storia in questione è una storia di RODOLFO CIMINO! (Non credo si possa ritenere la prima dell'anno, poiché questo posto forse lo ricopre ZIO PAPERONE E I SEMI DI PEPERONE, dato che l'AT su cui ha esordito dovrebbe veder la luce il 1° di Gennaio).
Appartiene al filone investigativo che già abbiamo avuto modo di esplorare in alcune schede precedenti. Questa storia si inserisce nel filone investigativo che abbiamo già avuto modo di esplorare in alcune schede precedenti: si basa sulle indagini compiute dai Tre Nipotini
su misteriosi furti di cui è vittima la proprietà del loro ricco zio Paperon De' Paperoni. Alla stregua di casi analoghi, nonostante il protagonista del titolo, sono loro che assurgono al ruolo di "primattori", e sono loro che reggono le fila dell'intreccio; la loro indole più matura di tutti i personaggi della vicenda, che permette di sbrogliare scrupolosamente la matassa delll'insolubile rompicapo, è di quelle che spesso sia i novizi che i "puristi" aborrono. Lo Zione è una sorta di entità indiscussa fatta carne che muove e sommuove tutto intorno a sé e al suo impero (ne I DIAMANTI GIGANTI la sua mano occidentale si estende anche all'Africa); rappresenta in pieno la figura del capitalista di grosso calibro, e i protagonisti (passivi o attivi) finiscono per muoversi entro le fila tracciate da lui; soprattutto nelle prime storie ciminiane (ma non capita solo in quelle di CIMINO) Zio Paperone poche volte abbandona la propria base per mettersi in gioco all'esterno del suo territorio d'azione consueto, poche volte va personalmente alla ricerca di ciò di cui sente il bisogno; insomma, poche volte risponde ad impulsi di questo genere: quando lo farà più assiduamente, sarà il segnale - soprattutto in CIMINO - dell'ampliarsi della sua personalità, della ricerca del qualcos'altro in cui mettersi in gioco è forse la parte più importante (di questo passo arriviamo ai Grandi Viaggi osannati dai cultori); non siamo per niente lontani dal progressivo estrinsecarsi di questa tappa annunciata, anzi proprio nel 1965 "vivremo" ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO, ZIO PAPERONE E LA RESINA D'ARABIA e quella perla di ZIO PAPERONE E GLI ORANGHI INGEMMATI (con "perla" mi riferisco alla storia, non ai gioielli citati nel titolo!). Come già detto, Qui Quo Qua - in ZIO PAPERONE E I DIAMANTI GIGANTI - si destreggiano scrupolosamente in un enigma apparentemente insolubile, ma la buona vecchia logica ne svela il meccanismo, molto semplice in verità; i Nipotini svolgevano indagini sui furti subiti dallo zio anche in PAPERINO E IL TRENO SCOMPARSO (anche ne I DIAMANTI GIGANTI le indagini scorrono sulle rotaie) e ZIO PAPERONE E LA CALATA DEI CONDOR (questa precede di pochissimo I DIAMANTI GIGANTI, e hanno in comune la presenza di pennuti predoni).
Tolta la tradizionale abilità con cui CIMINO organizza le indagini, a rimanere più impressi sono forse gli episodi e le caratterizzazioni di contorno. Memorabile il procedimento con cui Zio Paperone interrompe, ad inizio vicenda, le sospirate vacanze distensive (accompagnate da panini ripieni preparati da Paperino) di Paperino e famiglia (CIMINO riprenderà questo leit motiv in un numero spropositato di varianti, ognuna sempre memorabile): sulla fedele 313, Paperino e Qui Quo Qua stanno dirigendosi in un posto ove "i più bei salmoni dei due emisferi attendono di essere pescati!"; ma un vagone volante "pesca" la loro 313 conducendola nel proprio interno (sorvolando il lago, "che avrebbe dovuto vedere le gesta di Paperino pescatore"), dove un maggiordomo annuncia le scuse del padrone per il modo in cui li ha prelevati; Paperino dimostra di non conoscere l'individuo, poiché infatti si stupisce, 2 vignette dopo, che il citato "padrone" è suo zio Paperon De' Paperoni, coricato in un letto con una borsa dell'acqua sulla testa; accanto a lui, un medico (il dottor Fosforoni) annuncia ai neoarrivati che il paziente soffre di una grave forma di anemia perniciosa dovuta alla continua perdita dei diamanti giganti della sua miniera "nel cuore dell'Africa"(non viene specificato di più: nella zona centrale si estraggono diamanti in Congo, Angola, Camerun), trafugati secondo un procedimento ignoto; da ricordare il momento di crisi di Zio Paperone, quando all'improvviso balza dal letto vociando "Allarme! Allarme! A me l'Esercito, la Polizia le Batterie Costiere!!! Mi stanno derubando!" e Paperino, piccato per il viaggio forzato e l'inevitabile rassegnazione, gli salta al collo: "Alto là! Non abbiamo alcuna voglia di assistere ai tuoi attacchi isterici! Portaci subito alla miniera! Là ci spiegherai per filo e per segno come stanno le cose!". Peculiare di questa storia è anche il divertente brano del trenino del bambino indigeno, figlio del capo del villaggio (senza un nome specifico) autore dei furti dei diamanti di Zio Paperone: il suo scopo è quello di poter comperare armi con cui combattere il governo e ottenere il potere.
Per non correre rischi, costui affida i diamanti al suo figlio piccolo: unendoli, ha così creato un divertente "tutù" con cui quest'ultimo si diverte molto; esilarante la reazione del padre quando il figlio, dopo che gli è stato offerto da Qui Quo Qua un autentico trenino in cambio di quello costituito dai diamanti, torna da lui esultando alla constatazione che adesso il suo tutù è "molto più bello!".
Consuetamente, Paperino combina ben poco, preso com'è dall'ozio e dall'ingordigia, pronto ad entrare in azione quando non è il momento adatto, ma verso la fine verrà affibbiatogli un ruolo dai Tre Nipotini (pronto ad entrare, armato, in azione come in una sequenza di PAPERINO E IL TRENO SCOMPARSO).
ZIO PAPERONE E I DIAMANTI GIGANTI non si libera di certi stereotipi sull'uomo occidentale in Africa e sui rapporti con gli indigeni; ma CIMINO avrà modo di metter su carta una maggior sensibilità per i caratteri dei personaggi esotici che plasmerà per il nostro incanto di lettori, slegandosi dall'uso di clichées che con l'andar del tempo possono appesantire le storie, e soprattutto dando loro più motivazioni per le loro azioni.
Resta comunque una storia dignitosa e che merita un posto di tutto rispetto per le invenzioni di sceneggiatura, non più della norma appesantita dai già citati clichées.
Una curiosità: come ormai siamo abituati a vedere in queste storie un po' più remote, sul treno dello Zione le sue iniziali non sono P.d.P., ma semplicemente P.P. (
la stessa cosa per il treno di PAPERINO E IL TRENO SCOMPARSO, 1961).

Qui a sinitra, il capo del villaggio che esamina l'ultimo diamante portatogli dal pennuto appollaiato sul trespolo: detto pennuto, e i suoi simili, rivestono una parte importante nella dinamica dei furti.




A destra, i Nipotini si nascondono dentro l'enorme becco di pellicani comprati al mercato del paese, perpoter seguire il percorso del pennuto arraffatore. Per errori di coloritura, al mercante che vende loro i pellicani compare e scompare la barba nel giro di poche vignette.


Frasi peculiari:

Zio Paperone: Inutile lottare contro il fato, ragazzi! Ora andate... desidero solo morire in pace!


Nipotini (a Paperino): Non ti lasceremo mandare all'aria il nostro piano! Noi dobbiamo ricuperare i preziosi, oltre ad arrestare il ladro, non capisci?! Ritorna ai tuoi ozi, almeno non combinerai guai!


Zio Paperone (vincitore assiduo delle gare di corsa dopo essersi rimesso dalla brutta esperienza dei furti): Peccato non poter vincere anche il secondo premio!



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ZIO PAPERONE E L'AURUM NIGRUM


Voto: ***


Disegni di ROMANO SCARPA (M), GIORGIO CAVAZZANO (I); TL 476 (10/1). Tav: 31; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; la Banda Bassotti; il mago Giacobbe; il mago Zenobio; la tribù della Terra del Fuoco; Zio Paperone; Archimede Pitagorico; Nonna Papera; Gallagher[al servizio di Paperone].
Marchingegni: la nave Carretta III.
CWD 35/PAPERI & PAPERI (15/3/1970)[col-b/n]; CD 63/PAPERI & PAPERI
[rist. di CWD 35](3/1982)[col-b/n]; GC 105 (8/1995); PM 284 (2004); PAPERINO - AVVENTURE E RISATE[DISNEY COMICS 8](2008); PAPERINO - AVVENTURE E RISATE[DT 51; rist. di DISNEY COMICS 8](3/2009).
Art: INTERVISTA A ROMANO "DISNEY" SCARPA[EXPLOIT COMICS 36](11/1985)[intervista a ROMANO SCARPA da parte di ANDREA SANI e LEONARDO GORI];
RODOLFO CIMINO, MAESTRO CANTASTORIE: DA ANTICHE MAGIE A ROMANTICHE AVVENTURE (SENZA SCORDARE I TAPIRI)[art. di FRANCESCO STAJANO del 1997, tradotto in italiano da lui stesso per la pubblicazione sul libro-omaggio del Papersera - del 2007 - a CIMINO]; LE STORIE DI ROMANO SCARPA[MD 19](5/2000)[indice delle storie di R. SCARPA ad opera di ALBERTO BECATTINI: AURUM NIGRUM è erroneamente racchiuso dalle virgolette](art. non presente sull'INDUCKS); UN ANNO IN PRIMA PAGINA[TOS 1965](25/7/2005)[rassegna di TL ad opera di MASSIMO MARCONI];
Segnalazione: nell'unica edizione che conosco (CWD 35) ci sono alcune piccole differenze di lettering e un intervento su alcuni balloon (più giù sarò più preciso): non so se siano presenti sin dalla prima edizione, dunque non ho messo l'asterisco verde di circostanza accanto a CWD 35. È chiaro che, se si tratta di modifiche (originali o successive) saranno sicuramente presenti in tutte le ristampe successive.



 

Famosa e abbastanza apprezzata, ZIO PAPERONE E L'AURUM NIGRUM è un'avventura paperinesca ottima anche grazie alle spalle dei protagonisti, personaggi emblematici che non nascondono i loro meriti nell'aver solleticato la fantasia dei lettori: alla fine il mago Giacobbe confida nei nostri beniamini: "Arrivederci, ragazzi! Ricordatevi, di tanto in tanto, del vecchio Giacobbe!".
Chissà se i Paperi hanno più rivolto il pensiero a questo piccolo, anziano personaggio (e al suo antagonista malevolo e buffamente assurdo nel suo profilo psicologico); forse no, ma noi lettori invece sì, indubbiamente.
La storia, infatti, è tutta lì, cioè nell'articolata sequenza in cui Paperino e Qui Quo Qua (lo Zio Paperone non ha molta parte attiva nella vicenda, nonostante il suo nome campeggi nel titolo e sia protagonista nello splash panel introduttivo), tra la lussureggiante ambientazione nel cratere di un vulcano spento nella Terra del Fuoco, aiutano il mago Giacobbe a difendersi  dal mago Zenobio (che nomi suggestivi!), suo alter ego e irriducibile nemico abitante nell'altra metà del cratere, che nel frattempo si è alleato coi 2 Bassotti 2074 e 2173 (arduo trovare un travestimento dei Bassotti più palese, eppure i Paperi all'inizio non li riconoscono!) i quali, dal canto loro, avevano inseguito i Paperi sin lì per impadronirsi dell'Aurum Nigrum che essi trasportano dopo averlo raccolto sulla Montagna Tatù, e anche per farsi rivelare dove si trovano i giacimenti di questo materiale.
Il mago Zenobio è una divertente ed interessante caratterizzazione del Male (in opposizione al Bene di Giacobbe): usando una tavoletta telepatica (laddove Giacobbe utilizza una sfera), si accorge che il suo avversario ha dato ricettacolo ai Paperi, e quindi dice " Non l'ho mai potuto soffrire, quel Giacobbe! I suoi amici sono miei nemici! Brindiamo, compari! Tra poco la nostra alleanza ci permetterà di piegare gli avversari!", sottolineando, il buon CIMINO, una delle tante varianti del male, e cioè quella di essere completamente... senza alcun senso logico che la guidi.
Come già osservato, la parte più prorompente della vicenda è il capitolo dedicato alla guerra Paperino-Qui Quo Qua-Giacobbe contro Bassotti-Zenobio, e l'interesse da parte di Paperone per l'Aurum Nigrum passa quasi in secondo piano (pur amalgamandosi indissolubilmente e in modo funzionale con la parte citata): sarà un caso che i Paperi, nella tensione psicologica per la difesa di sé e dell'Aurum Nigrum (più la prima, comunque),  abbiano totalmente dimenticato la nave per l'altro mondo, cioè Paperopoli?: ("Gulp... Venti giorni?! Adunata, ragazzi! Non c'è un minuto da perdere o perderemo noi la nave del ritorno!").
Per riuscire a raggiunger la nave (Carretta III) prima che questa riparta, i Paperi su suggerimento di Giacobbe costruiscono un razzo col quale si lanceranno verso l'obiettivo (laddove - in un'analoga situazione - in PAPERINO E IL MISTERO DELLE 2 CIVILTA' faranno uso dei particolari deltaplani al centro della storia). I 2 Bassotti invece, per giunger prima di loro e poterli così acciuffare, non dando ascolto ai suggerimenti di Zenobio ("Dovete versare nella buca soltanto un sacco di esplosivo, intesi?"), li versano tutti, e così il razzo sul quale viaggiano (e sul quale hanno inciso le iniziali B.B.) finisce in orbita intorno al pianeta Terra (li rivedremo, in una burrascosa lite, nella vignetta quadrupla finale).
Riguardo l'Aurum Nigrum, be', ormai tutti i lettori ne conoscono la storia, tanto che "cercare l'Aurum Nigrum" è diventato quasi un modo di dire proverbiale, con ovvio significato: è semplice asfalto naturale da cui si ricava la naftalina. Avendo letto una vecchia pergamena fortuitamente ritrovata nella propria biblioteca, Zio Paperone aveva erroneamente creduto che l'Aurum Nigrum fosse un misconosciuto materiale in grado di allontanare definitivamente le tarme: di allontanare definitivamente le tarme è in grado, ma appunto è solo asfalto naturale da cui ricavare il comunissimo tarmicida, dunque le spese per il viaggio e il viaggio stesso fino alla Terra del Fuoco si sono rivelati inutili (a far venire alla luce la verità, inconsapevolmente, è Nonna Papera, che fa un cameo nelle ultime vignette, recatasi nel laboratorio di Archimede Pitagorico): inutili non tanto, però, se ci hanno permesso di assistere ad uno dei migliori confronti nella cronologia di CIMINO: memorabile la sequenza del bombardamento a base di polenta bollente - grazie a zolfo, salnitro e carbonella - che Qui Quo Qua, mediante un tronco cavo, attuano contro gli invasori, mentre Paperino e Giacobbe corrono a nascondersi sotto i mobili del casolare fino a cessato pericolo (SCARPA elabora una esauriente vignettona quadrupla sul momento dell'attacco-difesa).
Una menzione speciale per la caratterizzazione grafica degli occhi di alcuni personaggi da parte di SCARPA (coadiuvato per le chine dal giovanissimo GIORGIO CAVAZZANO), e cioè semplici puntini neri (sono rappresentati in tal modo i due maghi del cratere), che potrebbero non essere per tutti i gusti, ma di certo sono una gustosa variante che SCARPA non circoscrive a questa storia, ma utilizza in altre occasioni negli anni '60, come ad esempio per l'arpia Carolina in ZIO PAPERONE E LA GUARDIANA ALATA, uscita un anno dopo ZIO PAPERONE E L'AURUM NIGRUM.
Da segnalare alcune curiosità "tecniche" riguardanti ZIO PAPERONE E L'AURUM NIGRUM, alcune forse non troppo degne di nota. In 2 vignette c'è un'attribuzione errata della nuvoletta: nella 4ª vignetta della 16ª tavola il Bassotto che sta guidando (ossia quello a destra)  consiglia all'altro Bassotto di accendere il faro orientabile per scrutare i dintorni, dicendogli "accendi il[...]" ; ma erroneamente la puntina del fumetto è rivolta verso il Bassotto muto che sta accendendo la torcia; ovviamente è per questo che la "i" di "accendi" è stata visibilmente mutata in "o" ("accendo"), dopo essersi accorti dell'errore (nella versione definitiva dunque è direttamente il Bassotto con la torcia a parlare, nonostante abbia la bocca chiusa e sia il compagno a "muovere" le labbra), anche se non so se questo "rimedio" sia stato adottato già in origine oppure che appartenga alle ristampe; in ogni caso, il controllore si è lasciato sfuggire un'analoga situazione alla 3ª vignetta della 21ª tavola: uno dei Tre Nipotini sta rimuginando su un tronco cavo, e la nuvoletta "Questo vecchio tronco cavo mi suggerisce un'idea!" è assegnata erratamente a un altro Nipotino.
Sicuramente più interessante è la curiosità che riguarda prettamente la ristampa su CWD 35 (volume interamente ristampato su CWDNS 63 nel 1982), la prima che annoveri questa storia.
Immediatamente dopo l'ultima vingetta - quadrupla - di ZIO PAPERONE E L'AURUM NIGRUM (che vede i 2 Bassotti vagare nello spazio e intenti ad addossarsi vicendevolmente la colpa della faccenda), scorrono 5 pagine di raccordo, disegnate da GIUSEPPE PEREGO, in cui GIAN GIACOMO DALMASSO racconta in che modo suddetti Bassotti siano riusciti a rimetter piede - in maniera molto burrascosa - sulla Terra (un razzo - alieno? - li fa deviare sull'orbita terrestre). Solo che adesso i Bassotti sono 3! Da dove è spuntato il terzo?
Nella storia di CIMINO/SCARPA i Bassotti, come già detto, erano solo 2 (un terzo compare solo in una vignetta raffigurante il loro covo). Forse, più che di DALMASSO, è una disattenzione di PEREGO, dato che i dialoghi non sembra prevedano che a parlare siano 3 Bassotti. Inoltre, anche i numeri segnaletici cambiano! Da 2074 e 2173 passano a 231, 232 e 233. Il legame che DALMASSO crea fra L'AURUM NIGRUM e la storia successiva, PAPERINO E I SELVAGGI VERDI (1965) fa in modo che fra le 2 storie non ci sia un vero e prorio filo conduttore diretto. DALMASSO non è molto amato dagli appassionati Disney, anzi è odiato ad esempio per le tavole di continuazione  di CWDNS 2 (2/1977) in cui fa ripescare a Paperino il medaglione regalatogli da Reginella in PAPERINO E L'AVVENTURA SOTTOMARINA (1972) prima di PAPERINO E LA MACCHINA DELL'EROISMO di JERRY SIEGEL e GIORGIO CAVAZZANO (1972). Assistendo agli improperi (anche da parte di personalità "in vista" che non lesinano odiosi insulti nei confronti di DALMASSO) riguardo queste pagine di raccordo - secondo loro un orrido stravolgimento della poesia costruita da CIMINO - vien da ridere di cuore: il lettore intelligente non potrà fare a meno di osservare che "[...]comunque era divertente scoprire cosa si inventavano per raccordare una storia di CIMINO ad una di DALMASSO ad una di MARTINA" (frase di uno scrupoloso appassionato). Comunque, bisogna capire la natura delle tavole di raccordo e cosa potevano permettere; con esse non tutti gli autori si destreggiavano alla stessa maniera, e DALMASSO dimostrava la propria bravura negli incipit di queste tavole di raccordo, in cui sfoggiava una grande inventiva dando vita a una vera e propria storia ex novo; l'integrazione tra dette tavole e le storie ristampate magari era poca cosa, ma poco importa. Uno dei massimi livelli nelle pagine di connessione DALMASSO lo raggiunge, senza ombra di dubbio, col "prologo" PAPEROSCOPE (1965, ristampato nel 1977), di cui fortunatamente sono stati riconosciuti i meriti ed è difficilmente contestabile.
Citiamo anche la comparsa di un Gallagher (nella tavola iniziale visibile in alto) - che apre il portello dellla camera del denaro per permettere l'entrata al suo principale, Zio Paperone; la cerimonia è volutamente "marinaresca": lo vediamo dal copricapo di Gallagher e dalla forma del portello.
Infine: prima di incappare nei 2 maghi Paperino & C. sostano in un villaggio. Lì lo stregone ha in un pentolone l'Aurum Nigrum, ed è in questo villaggio che i Paperi avranno le informazioni che cercano. Il capo del villaggio ha fattezze umane, e somiglia ai nativi dell'isola di Marronilandia (ZIO PAPERONE E LE CALDARROSTE ECCEZIONALI, ancora di CIMINO): SCARPA non rinunciava a fare uso di personaggi umani anche in altre storie (l'aveva già fatto in PAPERON DE' PAPERONI VISIR DI PAPATOA), con esiti assolutamente felici.

Curiosità:

- la storia non ha goduto di una copertina interamente dedicata ad essa, tuttavia su CWD 35 - e dunque ritengo anche su CWDNS 63 - 2 vignette sono utilizzate per corredare la presentazione (l'ultima vignetta dell'ultima tavola) e l'indice (i Paperi della 3ª vignetta della 13ª tavola).

- CIMINO accenna ad un altro mago Zenobio, nella storia PAPERINO E IL FUMO D'ORIENTE (1973). Suddetto mago avrebbe nascosto nel deserto uno scrigno contenente una notevole quantità di fumo magico dalla terribile forza distruttrice.


Qui sotto, il mago Giacobbe, e più giù il mago Zenobio, gli occhi dei quali sono visualizzati con semplici puntini. Il loro aspetto è più o meno modellato sull'iconografia tradizionale di maghi e stregoni.




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aurumnigrumzenobio.png


Frasi peculiari:


Bassotti: Ora sapete chi siamo e cosa vogliamo! In verità avete un aspetto poco rassicurante ed è per questo che abbiamo fiducia in voi!
Zenobio: Ben detto, per Giove*, ben detto!


* Zenobio
deriva dai termini greci zen e bios, dunque significherebbe "forza di Giove"! E' un caso?


 

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PAPERINO E I DRAMMI DEL SOTTOSUOLO

Voto: ***½

Disegni di GIORGIO BORDINI; TL 478 (24/1). Tav: 26; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; Banda Bassotti (con Nonno Bassotto); il medico.
Segnalazione: l'INDUCKS non riporta Nonno Bassotto tra i personaggi.
AR 898[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale](23/1/1972)[col-b/n];
GC 31*(1/1988); R-GC 2*; PK 49 (1997); DBIG 6*(2008).
Segnalazione: non so se le modifiche iniziano a partire da GC 31 (probabilmente sì); ovviamente, dette modifiche sono presenti di conseguenza anche su R-GC 2 (non so l'anno preciso di uscita) che quel numero di GC ristampava; non so niente di PK 49, ma c'è da scommettere che la situazione non sia cambiata; su DBIG 6 abbiamo una variazione: vengono apportate modifiche sulle modifiche.




Non ho la facoltà di immedesimarmi appieno nel lettore che, nel Gennaio 1965, aprendo il numero 478 dell'atteso settimanale, ebbe l'opportunità di leggere prima una gradevole storia italiana (ZIO PAPERONE E L'ESSENZA DELLA CRESCENZA), alcune storie estere di routine (più una delle tante su Paperoga della coppia DICK KINNEY-AL HUBBARD), e poi quel grandissimo capolavoro (uno dei primi di CIMINO, forse il primo) che è PAPERINO E I DRAMMI DEL SOTTOSUOLO. Sottovalutatissima opera d'arte scritta da quel RODOLFO CIMINO che necessita di un riconoscimento ancora maggiore del Premio Papersera, probabilmente in quel periodo passò in sordina, ma, quel che è peggio, continua ad essere ignorata ancora oggi, l'anno di grazia 2009: consultando la pagina dell'INDUCKS relativa a questa storia, difatti, si nota come ad essa non sia assegnata una trama esatta, riducendosi alla banalissima indicazione "Paperino contro una talpa". E' inesatto, dato che questa rivalità tra il nostro beniamino e i soricomorfi (per giunta più di uno) si limita ad un'invettiva di Paperino nelle vignette iniziali e alla lettura di un tomo sulla vita appunto delle talpe (episodio concentrato esclusivamente all'inizio della vicenda). Sicuramente l'indicazione "Paperino contro una talpa" è il breve riassunto che il buon FRANCO FOSSATI - sempre da ricordare per l'impegno profuso - redigeva velocemente per catalogare le varie storie Disney: quello che dispiace è l'assenza, attualmente, di un'aggiornamento sostanziale del riassunto, soprattutto di fronte ad una storia che mette in scena molto altro. Dispiace, dato che è una storia più che degna di nota del primo periodo di RODOLFO CIMINO.
Spostandoci alla storia in sé, colpisce come ciò che la comunità (in cui risalta l'assenza di Zio Paperone) avverte
come Male è lo sfogo intemperante delle nevrosi  e delle tensioni accumulate (e delle paure: Paperino "si trasforma" in ciò che maledice e teme). Paperino, personaggio assai contrastato ed elusivo (la cui portentosa figura è generata dallo sposalizio delle sue varie contraddizioni), inurbato a Paperopoli, trova il proprio nemico proprio nei rappresentanti "naturali" di quel contesto, e cioè le tanto avversate (e invisibili) talpe che fagocitano il lustro del suo orto nel giardino.
È comunque inevitabile una precisazione: non ritengo sia possibile parlare di talpe nella zona della California (o comunque del fittizio Calisota); sarebbe più plausibile se si parlasse di gophers. Possiamo prendere per prova l'occasione della traduzione in Italia della ten-pager di CARL BARKS PAPERINO E IL PROBLEMA FORESTALE (GOPHER GOOF-UPS, 1955-56): gli originali gophers (un caparbio gopher è presente anche nel divertente corto DONALD'S GARDEN) nella trasposizione italiana si "trasformavano" nelle più familiari talpe: CIMINO è ricorso all'escamotage della talpa ovviamente per tenersi il più vicino possibile alla sapienza italiana (anche se a ben guardare avrebbe potuto usare il termine "citelli").
In PAPERINO E I DRAMMI DEL SOTTOSUOLO Paperino cede a tutti gli impulsi animaleschi insiti nell'uomo, al di fuori delle convenzioni, e in questo drammatico quadretto il ruolo di scienza e medicina (impersonate da un dottore dal muso di toporagno) è quella di strumenti ciechi al servizio dell'uomo (per uno scambio di fiale, l'effetto su Paperino è stimolante, invece che calmante), e il medico non fa altro - più avanti - che desiderare la reclusione di quello che inconsapevolmente ha creato e che in ogni caso non avrebbe colpa diretta in quello che gli viene attribuito (i numerosi furti che colpiscono Paperopoli).
Nel grande affresco, infatti, non mancano neanche le figure di chi, in sordina, approfitta della situazione per ricavare gli utili per sé calcolando che c'è chi si assumerà, volente o nolente, le colpe e sconterà al suo posto quanto c'è da scontare. Costoro sono i Bassotti, i quali dànno inizio a una fervida attività di rapinatori di banche mediante la loro scavatrice meccanica.
Nel loro covo non manca di fare una comparsa Nonno Bassotto, non ancora "mente" dei piani geniali tanto da risultare l'alter ego di Paperone; infatti si limita a confermare quanto chiestogli dal nipote, il tutto da una comoda postazione: una sedia su cui è accomodato per leggere il giornale, evidentemente soddisfatto dei suoi giorni di libertà concessigli dal "decreto di grazia" che porta stampato sulla maglia (i Bassotti - in tutto 3 - hanno invece stampate le combinazioni 411518, 13313 e 15515). Questa è la sua unica apparizione nel corso della storia (ancora più "sulle sue" e a riposo di ZIO PAPERONE ARTIGLIERE D'ECCEZIONE, dove perlomeno aveva una parte attiva nel tentativo di furto perfetto architettato dai nipoti), per un totale di... 1 vignetta! (non sufficiente però a meritarsi di non essere accreditato sull'INDUCKS! Per questo consultate la cronologia di Nonno Bassotto nell'apposita pagina).
Molte le sequenze memorabili, in questo gioiello: dall'angosciosità dell'incubo iniziale di Paperino che sogna di aver catturato una talpa la quale a poco a poco ingrandisce fino ad averlo alla sua mercé (avendo davanti la trasformazione, si vede benissimo che non è la resa grafica di una talpa, magari di un gopher!); alle scavatrici, messe in funzione dai solerti cittadini, che stanno per raggiungere l'ignaro Paperino insinuato sottoterra; al richiamo di Paperino attuato dai Nipotini per mezzo di... stufato con le cipolle! (sequenza apprezzata dal pubblico); alla sequenza in cui tutti i Paperi sono prigionieri nella cella sotterranea.
Magari ROMANO SCARPA, con i suoi disegni, avrebbe dato alla storia un maggior impatto epico, ma i disegni di GIORGIO BORDINI , oltre ad insistere graficamente sulla resa "tormentata" dei personaggi (si veda già a partire dalla 2ª vignetta l'aspetto di Paperino), accentuano la dimensione prettamente familiare del dramma. E appunto l'intreccio di PAPERINO E I DRAMMI DEL SOTTOSUOLO - intreccio che trova la forza in una strutturazione semplice - suggerisce che il dramma della città è avvertito in tutta la sua forza all'interno della struttura familiare.
Paperino, creato dalla scienza come il mostro di Frankenstein - ma la sua odissea può paragonarsi anche a quella di Dottor Jekyll/Mr. Hyde o dell'Uomo Lupo -, è stato sempre un pelo dalla cattura da parte dei suoi concittadini, e certo è una saggia decisione tenere nascosta la sua corrispondenza col mostro di Paperopoli, anche dopo che quest'ultimo è stato identificato in toto coi Bassotti, non responsabili di molte delle gallerie scavate nel sottosuolo ma principalmente della rapina nelle banche.
Nella conclusione, sfogo finale di Paperino, in una storia in cui lo stile intimistico e un po' sommesso caratteristico di CIMINO (qui si ha un'impressione più accentuata per i disegni di BORDINI: forse è per questo che magari questa storia non suscita le medesime reazioni positive in tutti i lettori) trova la sua piena funzionalità facendo sì che si rasenti la perfezione; una storia che merita di essere rispolverata, letta e diffusa di più. Chi non nemmeno lontanamente ritiene di farlo... toppa e pecca.
Come curiosità, bisogna ricordare che CIMINO riprenderà in parte il tema di questa storia (già presente ad esempio in TOPOLINO SUL LAGO POLVEROSO) per PAPERINO E IL COMPLESSO DELLO SCOIATTOLO (1967), realizzando quasi un remake di PAPERINO E I DRAMMI DEL SOTTOSUOLO, con meno forza però.

Qui sotto, in ordine: 1) Incubi, segnale che Paperino soffre di talponite acuta: questa la diagnosi del medico; 2) nella vita di Paperino la presenza di uno sdoppiamento della personalità, a intermittenza.







 












Frasi peculiari:




Paperino
: Temerarie talpe! Sprofondate pure nelle vostre tane! Paperino Paolino avrà la sua vendetta!


N
ipotini
: Burble! Lo zio ha deciso di raggiungere il centro della Terra!


Bassotto
: Senti, nonno: hai mai saputo che un animale catturato, sia pure sottoposto a interrogatorio, abbia mai potuto parlare per discolparsi?
Nonno Bassotto: No, certamente! Come potrebbe?



Bassotto: Ehi! Da quando in qua i cavalli corrono liberi per il sottosuolo?



AR 898
(23/1/1972) ristampa la storia, e GIUSEPPE PEREGO le dedica una copertina, che riprende più o meno - però in modo speculare - la 2ª vignetta della 19ª tavola, mantenendo fedelmente anche il numero di matricola del Bassotto in questione: 411518. In questa vignetta, la frase del Bassotto al momento della "pesca" dei Nipotini è: "Ah, le piccole pesti!! Dove non arriva la polizia, arrivano sempre questi demoni! E' possibile che dei poveri rapinatori non possano mai lavorare in pace?". E' opportuno fare un appunto sulla ristampa su DBIG 6 (2008): nella remota ristampa su GC 31 (1/1988) diverse interiezioni erano state addolcite (e stravolte), a volte anche commettendo errori vistosi: è il caso della 3ª vignetta della 13ª tavola, ove il personaggio risultò dire uno scorretto "Strano, ma!"; su DBIG 6, invece di provare a ripristinare l'interiezione (o qualunque cosa fosse) originale, si è limitata a "correggere" cancellando il "ma": ma che coscienziosa ricostruzione filologica!

I




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PAPERINO E IL COLPO MAESTRO


Voto: **½



Disegni di ROMANO SCARPA (M), GIORGIO CAVAZZANO (I); TL 484 (7/3). Tav: 15; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; Gastone; il Pellerossa Occhio di Civetta.
GC 43 (1990); R-GC 8.
Art: LE STORIE DI ROMANO SCARPA[MD 19](5/2000)[cronologia ad opera di ALBERTO BECATTINI, in cui la storia risulta attribuita a ROMANO SCARPA stesso].







 Questa storia vanta un capovolgimento conclusivo divertente e destabilizzante al punto giusto, anche perché non è un colpo di scena immediato e violento, ma in fieri, secondo una concatenazione logica di avvenimenti che sembra ribadire che la Fortuna riesce comunque e immancabilmente a trovare la strada per baciare quell'"insopportabile" di Gastone Paperone, nonostante la rete preparata per lui da chi (Paperino) si era scervellato proprio per impedire il consueto corso alla Fortuna.
Forse Paperino non era nella disposizione d'animo adatta, e in questo caso come in altri possiamo constatare come in realtà pochi personaggi (e sicuramente non Paperino) sono assolutamente "innocenti": vedi l'imbroglio cui Paperino ricorre per trarre in inganno Gastone, alla faccia di chi afferma che il solo a mettere in scena personaggi sleali sia GUIDO MARTINA. Ma in sostanza CIMINO, immancabilmente, ci fa risultare simpatiche la dedizione di Paperino e ci fa quasi parteggiare per le sue trovate sleali, dato che il complesso ha un valore universale ed è un'affresco della vita di tutti i giorni, sia di Paperopoli, al di là del confine cartaceo, che del nostro mondo al di qua. Paperino ha una carica "umana" - ecco perché non sono biasimevoli le sue azioni -, risultando identico a noi nelle aspettative e nelle batoste, anche perché, oltre a una indubbia sete di vittoria, partecipa alla gara di caccia per - interessante dettaglio della storia - potere, col premio, saldare il conto del macellaio.
Per parlare di PAPERINO E IL COLPO MAESTRO forse basta quanto detto, dato che fa parte della serie delle storie "brevi" (solo 15 tavole); considerata l'efficacia delle emozioni che accompagnano la trama, non è poco, perché la storia quasi si pone in continuità con la fragranza e l'"universalità" delle mitiche ten-pagers barksiane, non facendocele affatto rimpiangere per i loro caratteri peculiari, anche se PAPERINO E L'ELEVATO DESTINO sarà di un gradino superiore. Forse le storie di CIMINO per intreccio di spirito e trama sono le più vicine a questo tipo di storie barksiane (pur con le dovute differenze), laddove i fratelli BAROSSO e CARLO CHENDI (anch'essi destreggiatisi ottimamenti in questa tipologia di avventure) privilegeranno il meccanismo farsesco, pur con lo stesso risultato di creare uno specchio della nostra vita sociale.
CIMINO, per mano del tratto accattivante (che però non rende i Paperi collerici) di SCARPA (2 nomi= una garanzia), ci presenta il Pellerossa Occhio di Civetta, cui Paperino si rivolge chiamandolo "fratello"; sempre Paperino riferisce ai Nipotini che Occhio di Civetta è "il più grande cacciatore di tutti i tempi", solo che ora è anziano, non sembra poter più fare uso delle proprie gambe come una volta e in più pare che neanche la vista sia più quella di un tempo, dato che, alla visita dei Paperi, i suoi occhi sono socchiusi. Però "torna" giovane in un solo secondo non appena Paperino gli offre, come ricompensa se gli indica la zona migliore per catturare i galli cedroni, un sacco col tabacco. Quest'ultimo particolare, magari, causerà problemi per una seconda  ristampa di questa piacevole avventura montana? Sicuramente, però, se veramente le esigue ristampe sono causate da una qualche forma di censura, la causa è che il plot è legato fortemente al tema della caccia; certo, è da poco stata ristampata PAPERONE E I TROFEI DI CACCIA GROSSA (1964), frutto dello spassoso CARLO CHENDI, e senza censure per giunta! Però in PAPERINO E IL COLPO MAESTRO in più vignette è rappresentato un gallo cedrone morto, ucciso dai colpi di fucile di Paperino e degli altri concorrenti. Può darsi che sia per questo che la storia non è più ristampata da quasi 20 anni (eccetto che su R-GC 8, che ristampava oltre ad altri anche GC 43): dobbiamo ricordare che in PAPERIN DI TARASCONA, ristampata spesso anche in tempi recenti, Paperino uccide involontariamente un asinello, e ciò sembra non aver causto problemi: però è più o meno riconosciuto che questa - come altre del periodo - sono considerate storie "particolari", e forse il discorso cambia quando si tratta di storie più recenti: per esempio, secondo gli appassionati ZIO PAPERONE E I SEGRETI DEL VENTO non vedrebbe la luce da più di 30 anni perché avviene, senza andare troppo per il sottile, l'abbattimento, da parte di Zio Paperone, di alcuni alberi (senza redenzione, per intenderci); in più, è d'uopo tenere in conto quanto il tema della caccia sia preponderante in PAPERINO E IL COLPO MAESTRO
, o meglio, quanto faccia parte dell'intelaiatura della storia e sia parte integrante nel discorso; magari sto correndo troppo col pensiero: in fondo, la censura a PAPERINO E IL COLPO MAESTRO è meno probabile che avvenga, di fronte a storie più "forti"; e magari rivedremo a breve questa avventura nelle edicole, o su GC o su DAO o su qualche altro unicum che gli appassionati chiamano "vattelapesca". Quel che è certo, è che ciò è auspicabile.
In definitiva, una storia da leggere anche per chi in data odierna reputa di aver già assimilato l'intero patrimonio ciminiano dei Capolavori e pone le storie del tipo suddetto tra quelle "minori", quantunque l'ancor meno rievocata PAPERINO E LA "PESCA" DEL TACCHINO, dell'anno dopo, sfrutti alla meglio il tema della caccia, assurgendo a un livello relativamente superiore e assolutamente eccelso. Stando anche alle dichiarazioni di ELISA PENNA, ella fa intuire che CIMINO stesso fosse un valente cacciatore; siamo nella facoltà di condividere o non condividere, certo è che PAPERINO E IL COLPO MAESTRO rappresenta anche un'interessante documento storico dell'epoca: abbiamo l'opportunità di prender visione, in via filtrata, dei costumi e dei connotati della caccia al gallo cedrone (analogamente a quanto succedeva in PIPPO E LA FOLAGA BIANCA), esemplare pennuto che preferisce i boschi di montagna a quelli di pianura; dopo anni, appunto, di caccia incontrollata che hanno fatto temere per la sua estinzione, può adesso godere della tutela da parte della regione.
Una menzione per il particolare tipo di "rubinetto" usato dal barista del club dei cacciatori: la proboscide della testa di un elefante appesa al muro in qualità di trofeo. E' una trovata scarpiana? Certo è che è un club veramente stravagante e indubbiamente anche fanatico: lo stesso CIMINO aveva escogitato un complesso espediente per l'ingresso al club in PAPERINO E L'ORSO DEL KLONDYKE (1961).
Muovendoci in direzione di un discorso puramente filologico - aspetto per me non certo marginale nell'esistenza di una storia, anche quando non l'ha interessata direttamente  -, ricordiamo che per molto tempo PAPERINO E IL COLPO MAESTRO è stata creduta il risultato di sceneggiatura e disegno di ROMANO SCARPA a causa della un po' sbrigativa indicizzazione di FRANCO FOSSATI; in tempi recenti è stata riconosciuta la paternità a RODOLFO CIMINO, non in via diretta ma indiretta. Durante un'intervista rilasciata da un CIMINO sul filo dei ricordi, egli ha informato gli interlocutori che le storie disegnate da SCARPA e che facevano uso di personaggi creati da SCARPA stesso(il discorso punta soprattutto su Brigitta e Filo Sganga), ma che avevano una vignetta quadrupla, muta, in apertura, erano sempre e comunque frutto di una sua sceneggiatura; anche nel caso non ci fosse stata questa dichiarazione (all'interno di un'intelligente intervista che scandaglia numerose situazioni, ma che per l'esiguità dello stampato fa sempre sperare in qualcosa di più), l'attribuzione indiretta al Maestro friulano non è arbitraria, ma quanto di più corretto potesse fare uno scrupoloso indicizzatore: in poche parole, non vi è alcun dubbio.
In tuttà umiltà (ed è il vocabolo adatto), cedo alla tentazione di far presente che già prima di disporre di un qualsiasi collegamento al web, il sottoscritto aveva già trovato l'errore di paternità e operato la rettifica (basandosi sull'attribuzione errata nella cronologia di MD 19). Non è qui fatto presente in seguito ad una qualsiasi minima, nascosta nota di vanteria, ma il motivo è che ha luogo un rammarico quando sul werb storie come PAPERINO E LA POMATA DEL PIRATA sono attribuite a GUIDO MARTINA solo dopo l'opinione, o la conferma, di LUCA BOSCHI (giusta, naturalmente, come nel caso de LA POMATA DEL PIRATA), e alle segnalazioni (in tutta franchezza difficilmente discutibili) del sottoscritto chi di dovere, per usare un'espressione martiniana, si fodera gli occhi con la mortadella (è successo con TOPOLINO E LA VALIGIA DIPLOMATICA): non mi paragono neanche lontanamente allo status di LUCA BOSCHI o altri, ma per l'attribuzione corretta di una storia a volte non occorrono facoltà fuori del comune e riconosciute, almeno non occorrono per essere, quest'attribuzione, presa come minimo in considerazione. E poi c'è da tenere conto come certe attribuzioni (come quelle a MARTINA di ZIO PAPERONE E IL CEMENTO "SUPERCEMENTO" del 1964) sono del tutto arbitrarie, e alcune false dichiarate: è il caso di MAGO MERLINO PRESENTA: PAPERINO E LA "850" (1964). Si sono anche verificate molte sviste temporanee, nel corso degli anni: a titolo d'esempio, quella (da parte di BOSCHI) su MD 34, in cui ci palesa la natura ciminiana di ZIO PAPERONE E IL TESORO DI CAPITAN KIDD (1961), quando CIMINO stesso, dopo una consultazione da parte del sottoscritto con FRANK STAJANO, ci ha ragguagliato su come in verità quasi sicuramente non è opera sua.
Graficamente, ROMANO SCARPA non rinuncia ad includere, nella composizione, anche l'ormai classicissima effigie del suino antropomorfo (cui con l'andar del tempo i cartoonists ricorreranno smodatamente), che, anche se non propriamente un character negativo in toto, ricoprirà comunque un ruolo antagonistico nei rapporti coi protagonisti (vedi in che veste da CIMINO e SCARPA è inserito in questa storia). Non solo BARKS ha via via forgiato per i vari usi questa serie di "suidi", infatti i filologi fanno risalire il primo utilizzo di questa tipologia di personaggi (in cui l'aspetto "suinesco" si accompagna ad un rapporto "negativo" con chi gli sta attorno) nella serie di strisce conosciute (fra svariati altri titoli che si accompagnano a svariati ordinamenti, a volte infedeli, di strisce) come TOPOLINO ARCIERE (CLARABELLE'S BOARDING HOUSE), nella figura dell'ingombrante inquilino della  pensione di Clarabella, però non dovremmo limitarci a questo esempio. In PAPERINO E IL COLPO MAESTRO, SCARPA non fa uso di questo modello ad un livello totalmente negativo, ma in ogni caso lo contrappone a Paperino, sia nel personaggio del membro del club dei Cacciatori che scommette contro di lui, sia in quello del giudice di gara che decreta la vittoria di Gastone e conseguentemente la disfatta del papero in veste di marinaio.
Noi concludiamo con una bizzarra fantasia: coi tempi che corrono, la figura del suino antropomorfo, nelle storie Disney, potrebbe essere utilizzata come metafora della recente epidemia che si diffonde affliggendoci? I fan andrebbero immediatamente col pensiero a CASTY.

A sinistra, ecco come si presenta il Pellerossa Occhio di Civetta nel momento in cui i Paperi si congedano da lui. Naturalmente lo scaltro personaggio auspica il loro ritorno. E' il classico tipo dell'Indiano un po' stravagante che CIMINO muoveva già in PAPERINO E IL CANE DOLLAROSUS (1961), e chiaramente è il degno erede di quello che in PAPERINO E IL MAGO DELLA PIOGGIA (1957) asseriva di avere imparato quanto concerneva i propri avi sui libri di Storia.
Pur conservando la saggezza e il fiuto atavici, la figura di Occhio d'Aquila è anche un'occasione per mostrarci quali sono, ormai, le dinamiche del rapporto tra il suo mondo e quello occidentale.




 
     
 
 












Qui sopra, il gallo cedrone è stato abbattuto, e tutti se ne dichiarano responsabili. Situazioni come questa pregiudicherebbero una ristampa della storia?



Frasi peculiari:

Paperino: Temo che il macellaio aspetterà il saldo per un bel pezzo ancora!


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ZIO PAPERONE E IL RAGGIRO MITOLOGICO




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ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO




Voto: ***


Disegni di GIOVAN BATTISTA CARPI; TL 492 (2/5). Tav: 24; col.
Pers: Paperino; Zio Paperone; Qui Quo Qua; il califfo di Burik e sua figlia; Aristide Pandett, avvocato di Paperone.
Rist: AR 924
[con copertina di GIUSEPPE PEREGO dedicatale](7/1972)[col-b/n]; CD 18 (1/1995); GC 195 (2/2003); R-CD 29; PAPERI IN ORIENTE[DISNEY COMICS 5](2008).





Zio Paperone, che come ogni sabato dà un'occhiata ai manoscritti in suo possesso ("La gente ride di questa mia attività, la chiama "mania"..."), apprende da uno di questi che alcuni secoli prima il califfo di Burik, prima di morire, aveva nascosto un suo misterioso scudo in una località sconosciuta del deserto. I Paperi, recatisi a Burik, scopriranno la mappa per raggiungerlo all'interno dello spallaccio di una corazza; intrufolatisi nel nascondiglio del defunto califfo, supereranno una quantità di scudi che in realtà sono trappole, ma quello famoso in realtà è... 
Siamo nel 1965 inoltrato. Il trentottenne GIOVAN BATTISTA CARPI tratteggia personaggi secondari più "coerenti" con l'universo disneyano, rispetto agli inizi degli anni '60 quando operava delle piccole e divertenti contaminazioni: per esempio, in PAPERON DE' PAPERONI E LA CINTURA DEL BUCARIOTA (testo di ATTILIO MAZZANTI) coi soliti protagonisti faceva interagire un personaggio ausiliario che sostanzialmente ricalcava la "tutto pepe" Nonna Abelarda creata da CARPI in tandem con GIULIO CHIERCHINI nel 1955; Nonna Abelarda si era poi trasferita nel reame di Bancarotta come governante di Soldino, e pure i tratti di Soldino vengono reimpegnati per un character secondario della stessa CINTURA DEL BUCARIOTA.
Non che quello di CARPI fosse un caso isolato: tutti conoscono infatti la storia di Rebo che fu "prelevato" da LUCIANO BOTTARO e CARLO CHENDI dallo sfondo di SATURNO CONTRO LA TERRA e riadattato per un'altra grande avventura disneyana, PAPERINO E IL RAZZO INTERPLANETARIO (1960); fine - notoria - della faccenda: MARIO GENTILINI diffidò BOTTARO dal muovere ancora la fantasia in quella direzione, per non rischiare di ritrovarsi in impicci coi diritti d'autore; fu così che BOTTARO accantonò i testi delle 2 storie che aveva già concepito come sequels della precedente avventura, tra cui la potenzialmente interessante PAPERINO SALVA LA TERRA.
Tornando a CARPI, abbiamo detto come le sue tavole disneyane siano ora aliene da contaminazioni di sorta; e possiamo dire che stia procedendo su quello stile che i critici, pur riconoscendone personalità ed efficacia, giudicano un po' freddo ("l'ineccepibile livello tecnico si accompagnava però, talvolta, a una certa freddezza dell'immagine, a un sospetto di eccessiva perfezione formale", da I DISNEY ITALIANI, p. 79).
CARPI, in ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO, forse un po' sottotono rispetto ad altre storie, fa comunque un buon lavoro (i suoi personaggi non sono freddi, anzi) e, quel ch'è più importante, il suo tratteggio è funzionale alla trama, senza eccessi o deformazioni, e la profondità psicologica che riesce a modellare sulla carta è quasi al livello di quanto riesce a fare contemporaneamente il suo coetaneo ROMANO SCARPA (cfr. ZIO PAPERONE E IL DIRITTO DI SUCCESSIONE), e a volte la supera addirittura (cfr. ZIO PAPERONE E LA RESINA D'ARABIA).
Addentrandoci nella sceneggiatura, è doveroso sottolineare come la "semplice" ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO sia rappresentativa di quello che è il modus operandi di RODOLFO CIMINO, nonché uno dei suoi esempi migliori. E' un piccolo capolavoro nel suo genere, in cui CIMINO, procedendo con lo stile (nella narrazione e nella focalizzazione dei personaggi) che diventerà famoso, fonde la tragedia e miserie private con quelle che si esplicheranno all'esterno, nel fittizio califfato di Burik in Oriente, non rinnegando la natura puramente "avventurosa" della storia, piena di umorismo piuttosto spinto; quindi, in nome di una "purezza" dell'Avventura, CIMINO "sacrifica" le sfumature psicologiche (è per questo che la storia non è granché ricordata tra i lettori?) nei rapporti tra i personaggi, pur imbrigliandoli in una perforante - sia pur sintetica - panoramica sulla sete di ricchezza: ci è dato scorgere al riguardo sia le molle che agitano Paperino che quelle pungolanti Zio Paperone.
Adeguatamente incastonato con la porzione ambientata in Oriente è il breve episodio iniziale sulla vita di Paperino, non stereotipato come qualcuno potrebbe giudicarlo, anzi viene valorizzato dal fatto che esso stesso constribuisce a costruire il senso generale della storia.
In poche ma sentite vignette assistiamo infatti al (consueto) progressivo ridursi delle provviste (son disponibili solo le famosissime frittelle) accompagnato da 2 meritori tentativi, da parte di Paperino, di risollevare le sorti finanziarie familiari impiegandosi prima come sterratore (!) e poi nel più "tiepido" mestiere di contabile. Ma RODOLFO CIMINO non fa smenitire a Paperino Paolino l'indole che i lettori devono continuare a riconoscere per come storie a fumetti e e cortometraggi la hanno dipinta al pubblico. Infatti, come rimarca uno dei due corpulenti operai che restituisce ai familiari un Paperino prostrato di fronte alla fatica, "Riprendetevi questo brocco! Il lavoro in genere non è per lui, figuriamoci quello di sterratore!", con un sorrisetto d'acciao. Ma i Nipotini lo sapevano già.
















Ma d'altronde come non compatirlo? In fondo è un Paperino un po' più responsabile e un po' meno sbruffone rispetto a storia passate (anche di CIMINO).
Questa soddisfacente caratterizzazione di Paperino contribuisce all'ottima messa a punto del finale, un finale in cui i due mattatori vengono accomunati dallo scacco (o è meglio dire scudo?) conclusivo, anche se lo sguardo di CIMINO, nelle tante storie successive, sarà più morale. L'uno, immensamente abbiente, ha tentato di soddisfare la propria melodrammatica sete di ulteriori ricchezze ed è rimasto fregato; l'altro, sempre alle prese con cambiali, prestiti e vuoto della dispensa... è rimasto tale e quale. Ovvio quindi che se la prenda con chi lo ha trascinato a forza in questa impresa autolesionista.
Zio Paperone ha operato infatti una "circonvenzione di temporaneo incapace" (così la definiscono i Nipotini): approfittando dello stato convalescente di Paperino e della sua disperazione per le condizioni economiche in cui versa, lo convince a sottoscrivere l'impegno di seguirlo nella prossima impresa in cambio di vitto ed alloggio; e l'anziano papero si farà scudo (è proprio il caso di dirlo!) col suo avvocato Aristide Pandett (uno dei tanti avvocati intrallazzini usa-e-getta che affiancano Paperone nelle storie di CIMINO, il primo dei quali è forse Amilcare Posalaquaglia di PAPERON DE' PAPERONI VISIR DI PAPATOA, e il più famoso dei quali è quel Cavillo Busillis che ha superato la barriera della sua prima storia per moltiplicare le comparse), non appena la reazione dei saggi Qui Quo Qua minaccerà i suoi interessi e le sue stesse piume. Effettivamente, distintivo di ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO è l'inedito ed insolito, ritornello dei battipanni e matterelli coi quali i Tre Nipotini difendono, con buon senso e grinta, Paperino dalle dannose missioni in cui Paperone vorrebbe imbarcarlo con sé. La prima volta che i Nipotini tirano fuori tali "armi" domestiche lo fanno per cacciar lo Zione fuori dalla loro casa (è per questo che Paperone torna alla carica col legale sopracitato), la seconda e la terza (sinceramente spassose) per minacciare rappresaglie contro lo stesso Zione (in modo non troppo subliminale!) che prima non vorrebbe portarli con sé e Paperino per non accollarsi spese extra, poi (in Oriente) rifiuterebbe di prender parte alla liberazione di Paperino che è stato nel frattempo condannato alla gogna perpetua.
Tali esternazioni violente da parte dei personaggi non sono le uniche: nell'ultima tavola della storia il furente Paperino compie salti sulla pancia dello zio e immediatamente dopo lo costringe a tirare il carretto al posto del cavallo, rendendogli così pan per focaccia (per svolgere indagini sull'antico scudo del califfo di Burik, Paperone aveva spinto il nipote ad arruolarsi come "guardia corazzata ippotrainante" al servizio dell'attuale califfo).
I consueti stereotipi sul confronto dei personaggi Disney con regimi più rigidi vengono qui vivacizzati da uno spiccato gusto dell'assurdo: le trovate del generale e del dottore per "plasmare" secondo necessità i vari individui reclutati (il torchio costrittore per "accorciare" uno spilungone, l'inseguimento delle tigri per far dimagrire un individuo sovrappeso...; Paperino evita uno di questi trattamenti - il carrello n.° 6 bis - per il rotto della cuffia), la piuma entrata nella manica del califfo (provocandone l'ilarità)  nel momento stesso in cui ha scoperto Paperino intrufolatosi senza saperlo nella camera di sua figlia (che certamente l'aveva accolto di buon grado!), e Paperino scoppia in una finta risata credendo erroneamente che il califfo abbia preso bene la faccenda.


Graficamente, gli sfondi nelle "scene" esterne sono appena definiti (questa "sobrietà" comunque ben si addice alla trama), vicerversa CARPI cura maggiormente i dettagli all'interno delle camere (v. vignetta a sinistra), e traccia persino i caratteri di un bando di arruolamento in lingua locale.







Curiosità:


 
- Su GC 195 ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO è inserita dopo PAPERINO E LE SABBIE DEL FIUME D'ORO (1977), ambientata anch'essa in Medio Oriente (precisamente nello sceiccato di La-Moya, nel Golfo Persico);

- la storia è priva della vignetta quadrupla iniziale slegata dalla narrazione. Non è una novità nelle storie di CIMINO disegnate da CARPI: vedi quanto detto nella scheda di ZIO PAPERONE E I LADRI DI AUTO (1962); un segnale che anche per ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO lo splash panel introduttivo era previsto, è il fatto che la tavola dell'incipit è costituita da un'unica immagine che si allunga verso l'alto comprendendo nel suo spazio persino il titolo; sarebbe interessante recuperare fra le carte di CIMINO - se sono ancora reperibili! - queste vignette non pubblicate nella versione definitiva;


- lo "sceicco" nominato nel titolo è probabilmento concepito come forma di rispetto con cui venivano chiamati tali anziane autorità;


- in ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO troviamo un esempio di quelle vignette "di sintesi" tipiche delle storie di CIMINO; dato che sono presenti come regola grafica in quasi tutte le sue storie e che la forma che egli dà alle sue sceneggiature è lo storyboard, è logico che sia lui ad impostarle nel dettaglio. Le definisco "di sintesi" perché sintetizzano in uno spazio ristretto tutto ciò che è funzionale al "fluire" di quella vignetta (o dell'insieme delle tavole), cioè in questo spazio viene concentrato l'essenziale per la fruizione da parte del lettore, "sacrificando" tutto ciò - ambiente e personaggi - che si frapporrebbe fra il soggetto dell'azione e il rispettivo oggetto (che spesso per questa finalità viene ingrandito), quindi in una configurazione generale in certi casi non naturale. Frequentemente nelle storie di CIMINO, questa azione fra il soggetto e l'oggetto è il semplice sguardo. Come esempio - tra i più frequenti - citiamo quando Paperino e Qui Quo Qua si trovano le proprio giardino a commentare lo stato dello Zione o del Deposito, e nello spazio tra il giardino di Paperino e il Deposito non è presente alcun elemento a "rompere" il rapporto diretto tra il soggetto (i Paperi e dunque anche il lettore) e l'oggetto (il Deposito, che anzi appare quasi ravvicinato). Dal canto suo, quando Paperone deve "spedire" un messaggio (che si accompagna necessariamente a una pietra) a Paperino, è sufficiente che si posizioni nel terrazzo del Deposito; in PAPERINO E L'INTERSCAMBIO CEREBRALE e in ZIO PAPERONE E LA SCUOLA DEI SAGGI fra la casa di Paperino e Gastone, ai fini dello "scorrimento" voluto dal "burattinaio" friulano, non sorge alcun'altra abitazione, potendo così Paperino, per mezzo di un marchingengo, "saltare" dalla propria casa a quella del cuginastro (nella seconda storia) e un'ingegnosa azione di "spionaggio" ugualmente da parte di Paperino contro Gastone (nella prima); in ZIO PAPERONE E LA SCUOLA DEI SAGGI addirittura l'attiguità fra la casa di Gastone, quella di Paperino e il Deposito di Zio Paperone è tale che fanno capolino nella medesima vignetta.
Il tutto all'insegna di un'essenzialità di linguaggio - quasi teatrale e che fa apparire le vignette quasi astratte, simboliche - che rifiuta sovrabbondanze e complicazioni nel portare avanti la storia, sia nella trama che nei disegni. Tutto ciò non disturba, anzi è una trovata originale e ottima (specialmente per come CIMINO ne ha fatto uso), al contrario delle "contro-regole" del movimento cinematografico DOGMA 95. In ZIO PAPERONE E LO SCUDO DELLO SCEICCO, nell'ultima vignetta (una quadrupla priva della porzione superiore sinistra) della 13ª tavola un ampio spazio libero permette il passaggio del califfo trainato dalle sue guardie (compreso Paperino): questa "visione" è notevolmente ravvicinata, e Paperone e Qui Quo Qua, piccoli in fondo alla vignetta, commentano lo spettacolo quasi fosse qualcosa posizionata più lontano e che non potesse sentirli, invece se facessero pochi passi la vettura li travolgerebbe addirittura! Oltre a loro, solo un fedele a destra della vettura del califfo, e un altro fedele posto graficamente vicino ai Paperi.  


Ed ecco l'irriverente conclusione della splendida avventura. Di certo, però, lo "spirito" di questa vignetta è più "innocente", diverso da quelle vignette
terribili - simili a questa - facenti parte della storia PAPERINO E IL POZZO DEI DESIDERI (1957) di GUIDO MARTINA e LUCIANO CAPITANIO (storia violenta e quasi traumatizzante, tanto da vedersi assegnato nelle ristampe un'avviso che diffidava i lettori non "duri" dal leggerla), in cui Paperino si faceva trasportare a cavalcioni dallo Zione e lo prendeva pure a sberle per spronarlo, trattamento che perlatro lo stesso Zione riserva al nipote a vicenda conclusa. 









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L'immagine finale è poi ripresa per il disegno di copertina di AR 924 (7/1972), opera di GIUSEPPE PEREGO:




Frasi peculiari:

Operaio (riferito a Paperino): Riprendetevi questo brocco! Il lavoro in genere non è per lui, figuriamoci quello di sterratore!

Albergatore a Burik: Ehm... Due sterline a persona, effendi! Quasi mi vergogno a dirlo!
Zio Paperone: Vergognatevi pure liberamente! Il vostro è genuino strozzinaggio!

(Ufficiale) (a Paperino): Dunque, voi vorreste far parte dello speciale corpo...
Zio Paperone (tenendo per il collo Paperino): La risposta del mio raccomandato è "sì"!

Zio Paperone (riferito a Paperino che traina il califfo): Guardatelo, ammiratelo! Paperino deve essermi grato! Così, o quasi, è cominciata la carriera dei più famosi condottieri!

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