1971

        1971




GASTONE E LA VITTORIA DI PIRRO


                         
Voto: **½

Disegni di ROMANO SCARPA (M), GIORGIO CAVAZZANO (I); TL 803 (18/4). Tav: 16; col.
CD 113/STREPITOSISSIMO (5/1986); PM 155 (5/1993); PAPER FORTUNA (3/2000); MITD 21 (29/6/2006).
Pers: Paperino; Gastone; Qui Quo Qua/GM e le GM; la squadra "G" (tra cui il consulente legale); il signor Juppiter; il signor Caraffa; i 2 giudici di gara.
Oggetti e altro: la vecchia doppietta, un po' arrugginita, di Paperino; la risaia sperimentale del signor Juppiter, con acque additivate.
Art: E LA LEGGENDA CONTINUA...[MITD 21](29/6/2006)[art. di MASSIMO MARCONI (?)].


Tempi duri per le Giovani Marmotte quando, su TL 803 del 1971, dovettero affrontare la squadra "G" capeggiata da Gastone (per questo la "G"). Quest'ultima squadra (probabilmente alla sua unica comparsa sulla scena), reduce dal trionfo nel girone del suo stato (non è specificato quale) avanza per gareggiare con le GM per la prova di abilità definitiva, con premio in denaro per il vincitore. Al protagonista 
- calato nella storia senz'altro in un ruolo insolito - del titolo non è dato, come parrebbe, più spazio e approfondimento psicologico del vero protagonista della vicenda (Paperino): il suo nome campeggia per il fatto che è lui a conseguire la vittoria di Pirro. Com'è noto, vittoria di Pirro è un diffusissimo modo di dire che rimanda alle vittorie che Pirro II re dell'Epiro (da non confondere con Pirro I patriarca di Costantinopoli e Pirro - o Neottòlemo - mitologico eroe greco figlio di Achille e Deidami) aveva riportato a Eraclea nel 280 a.C, e ad Ascoli Satriano l'anno dopo, nelle quali aveva subito grandissime perdite.
Nella storia ciminiana, contraltare speculare di Gastone è ovviamente Paperino; CIMINO opera la felice scelta di presentarci Paperino in qualità di capo e allenatore della squadra delle GM (nelle bandierine delle GM campeggia la lettera P), come lo era nella sentimentale PAPERINO E L'ALCE BIANCO, che lo stesso CIMINO aveva scritto per i disegni di GIUSEPPE PEREGO nel 1967, in cui Paperino doveva affrontare il gretto Gedeone il Caporione della squadra rivale. Un membro della squadra "G" informa Gastone che le GM sono allenate da "Paperino Paolino, un gran competente". Paperino è dunque in questa storia un protagonista competente nella propria materia e nel proprio mestiere come lo fu in tante storie di CARL BARKS, le quali  comunque spesso si risolvevano con sconfitte di carattere "personale" (PAPERINO MODERNO ERCOLE, 1964) ocausate dall'esterno (l'impertinente mynah bird de
I GRANDI TRASLOCHI DI PAPERINO, 1958) o da un eccesso di sicurezza (PAPERINO DEMOLITORE, 1962). Nella storia ciminiana non c'è traccia di una vera e propria disfatta paperinesca, ma anzi egli "torna a vivere" dopo l'immane beffa ordita ai danni del cugino dai Nipotini, sempre attivi rispetto alla passività dello zio, rivelandosi non come personaggi secondari ma come una vera e propria parte integrante di Paperino, sono gli intermediari e organizzatori della sua rivincita, sostituibili difficilmente e sicuramente ineliminabili. Ed ecco, qui di seguito, i caratteri peculiari e memorabili di questa storia.
GASTONE E LA VITTORIA DI PIRRO, secondo i canoni campati in aria che prendono piede un po' ovunque, dovrebbe essere considerata dai più una ciminiana "minore" al pari dell'altra - mai ristampata e troppo misconosciuta - che CIMINO ha scritto per il medesimo TL 803, PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE. In realtà  GASTONE E LA VITTORIA DI PIRRO, da storia breve e "semplice" qual è, possiede dei requisiti che hanno sul lettore un impatto non da poco. In pratica nella storia slealtà chiama slealtà, e slealtà punisce slealtà. Oppressi, avviliti e senza via di scampo per colpa di un rivale (Gastone) che "gioca sporco" optando per una tenzone individuale tra capi ben sapendo di vincere grazie alla sua fortuna, Qui Quo Qua, pur nell'apparente sconfitta di Paperino nella gara di tiro al piattello, fanno in modo - e non è poco - che la vittoria si ritorca contro il vincitore Gastone, che addirittura già impugna il sacco del denaro del premio. E' un importante momento non solo di semplice ripicca, ma di vera liberazione; è un tornare a respirare aria fresca dopo una seppur piccola ingiustizia a loro danno (e a cui hanno dovuto rispondere con l'inganno); le piccole GM possono subire le ingiustizie, ma si vendicano e danno a ognuno il suo. E' per questo che, senza falsi moralismi, la situazione si presenta del tutto reale e umana, spingendo il lettore a partecipare alla slealtà dell'inganno di Qui Quo Qua e ad appagarsi della beffa finale a Gastone. Ed è quindi per questo che la storia diventa una signora storia pur non poggiandosi su una sceneggiatura lunga e complessa.
Oltre al capovolgimento comico finale con l'entrata in scena del signor Juppiter (la cui risaia sperimentale è rovinata dai piattelli della gara fra Paperino e Gastone e quindi requisisce il denaro di Gastone), altri momenti puramente comici e memorabili sono garantiti, come l'allenamento di Paperino per la gara al piattello. Completamente incompetente in questo sport, attende che la moglie del signor Caraffa - il quale rientra a casa "alticcio, come 
sempre" (sto qui a chiedermi come sarà stata rimaneggiata questa sequenza nelle ristampe) - dia sfogo a tutta la sua disapprovazione nei confronti del marito, lanciando pentole e stoviglie che finiscono in strada uscendo dalle finestre e dal... camino.
E' un vero e proprio fenomeno di quartiere, dato che, presentendo il tumulto, tutti - uomini ma anche cani e gatti - fuggono per non incappare nella traiettoria degli oggetti lanciati dalla signora Caraffa; invece Paperino attende questo momento proprio per allenarsi sparando ai piatti con la sua vecchia doppietta arrugginita, tirata fuori da quello che sembra un ripostiglio.
La beffa finale ai danni di Gastone è semplice: Qui Quo Qua, all'insaputa di Paperino, spingono Gastone a scegliere il terreno di gara meno adatto, e cioè il prato antistante la risata sperimentale del signor Juppiter. Lo speciale impasto bituminoso di cui sono formati i piattelli per il tiro a bersaglio fa sì che, sciogliendosi questi nelle acque additivate della risaia, si produca una reazione chimica che imputridisce le piantine.




Qui sopra, il debutto del signor Juppiter nell'ultima pagina della storia.
 



Curiosità:

- Gli scopi delle 2 squadre (G - che non vengono tratteggiate come malvagie - e GM), una volta guadagnato il premio, non sono così agli antipodi: la squadra "G" ha bisogni di canne da pesca, le GM di divise nuove;

- la divisa di Gastone è costituita da giubba e berretto rossi (penso sia così più da scout, ma non sono esperto), mentre Paperino indossa soltanto - e solo nella gara finale - un berretto di procione: eh già, lui è sempre fuori dagli schemi.

- della squadra "G" fa parte un consulente legale occhialuto, cui Gastone si rivolge chiamandolo "avvocato".

- ROMANO SCARPA continua a "giocare a far l'americano"[Becattini]: sulla vettura della polizia compare la scritta "police".

- GASTONE E LA VITTORIA DI PIRRO è la storia che apre TL 803, e la copertina di detto numero è proprio legata alle GM, presa da HEWEY, DEWEY AND LOUIE JUNIOR WOODCHUCKS 7 (1970). Suddetta copertina è stata "riciclata" anche per AT 225 del Settembre di 3 anni dopo.

- nelle ristampe la storia è stata ricolorata.


Frasi peculiari:


Paperino (sparando ai piatti della signora Caraffa): Piattelli o... piatti, tutto fa brodo!

Gastone: Leggi o... fatti leggere la pergamena, somaro!


P.S: possiedo la versione originale; se avete delle ristampe rimaneggiate nei dialoghi, contattatemi.


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PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE

Voto: **½

Disegni di ADRIANA CRISTINA; TL 803 (18/4). Tav: 17; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; Zio Paperone; Battista[non quello tratteggiato secondo il modello di G. CAVAZZANO]; mister Pudding; il miliardario Rebuke.
Nessuna ristampa
.



"Unca' Donald says he isn't going to buy a turkey for thanksgiving dinner this year
!" ("Zio Paperino dice che non comprerà un tacchino per il Giorno del Ringraziamento quest'anno!"), lamentava un Nipotino nel lontano 1946 (ma al tempo del PIATTO NAZIONALE erano passati "solo" 25 anni), nell'incipit della bella PAPERINO TIRATORE PERFETTO. I paperi "vivi e vitali" di CARL BARKS erano spinti a queste frustrazioni più per certe usanze e vizi già consolidati nella società che per intimo e autentico desiderio di qualcosa, in questo caso il tradizionale tacchino per il Giorno del Ringraziamento, piatto principale che in occasione di questa festività (tradizione cristiana in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto, negli USA e in Canada) viene offerto anche ai vicini di casa e alle persone meno fortunate, e che è diventato un vero e proprio business.
Poteva RODOLFO CIMINO, lo scandagliatore per eccellenza dei sentimenti umani, rinunciare ad orchestrare delle avvedute prese in giro di queste piccole manie della società, piccole ma in grado di guidare anche inconsciamente la vita sociale dell'uomo?
Vedendo i tacchini di mister Tobias preoccupati per l'approssimarsi della festa nazionale (CIMINO evita di dire di più su questa celebrazione) che li vedrà farciti com'è il piatto d'obbligo, Qui Quo Qua con filosofia si "consolano" pensando: "Be'... noi non avremo rimorsi! Lo zio Paperino non sarà mai in grado di acquistare un... piatto nazionale!". E' con questa battuta fulminante che il lettore deve dare il via alla risate.
PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE risulta un piccolo capolavoro del genere, e la sua unicità nel panorama Disney italiano è pari forse solo al grado con cui è misconosciuta dal pubblico. La totale assenza di ristampe (fenomeno che "casualmente" colpisce molte storie di ADRIANA CRISTINA e FRANCO LOSTAFFA) ha impedito a generazioni di amanti del Fumetto Disney di crescere, tra le altre, anche con questa storia: ecco a cosa porta la cattiva amministrazione delle testate Disney. E adesso? Non penso sia un bel periodo, il Ventunesimo secolo, per il 2° debutto di questa storia, anche se ormai quello di ristamparla è un obbligo.
Più che PAPERINO TIRATORE PERFETTO, PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE ricorda l'altra barksiana PAPERINO E IL TACCHINO SELVATICO (1947), nel momento in cui Paperino si reca nel bosco per procurarsi gratuitamente un tacchino e viene giocato dai Nipotini, i quali architettano una beffa per far credere allo zio di averne catturato uno.
Nella barksiana (di cui potete vedere a sinistra una vignetta) Qui Quo Qua ingannano Paperino prima con una ruota che lascia impronte finte e poi con un insieme di piume di tacchino che vengono fatte sventolare da dietro un tronco d'albero caduto.
In PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE i Tre Nipotini, ricordando forse l'immane beffa dell'emblematica PAPERINO E LA GALLINA PRATAIOLA (1966), mettono su un tacchino gonfiando un pallone e imitando, ben nascosti, il caratteristico "glu glu".
Riguardo PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE, è abbastanza curioso - se si vuol far coincidere la non meglio identificata festa nazionale col Thanksgiving Day d'oltreoceano - che veda la luce in Aprile (il 18, per l'esattezza, stando al giorno di uscita di TL 803), mentre il Giorno del Ringraziamento si festeggia il quarto giovedì di Novembre negli USA e il secondo lunedì di Ottobre in Canada. Almeno la brillante PAPERINO E LA "PESCA" DEL TACCHINO (1966), altra ciminiana con tema simile, era più vicina al periodo: quest'ultima è stata pubblicata infatti, per la prima volta, il 4 Dicembre.
PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE  (di cui i disegni della CRISTINA, in questa storia forse un po' migliori di quelli del LOSTAFFA del periodo, risultano funzionali e proprio gradevoli) annovera l'ottima, sorprendente e spiazzante trovata del raggiro finale ad opera di Zio Paperone, mediante il quale egli vuole testare il comportamento di Paperino e andare a fondo, divertito, dei livelli cui può arrivare a spingersi il nipote (cioè fin dove si spinge pur di sedere a tavola, coi Nipotini, di fronte a un tacchino).
Nessuna soluzione moralista: Paperino arriva anche al furto; anche se rimane sempre il dubbio sulla lealtà o no dello Zione: in fondo, seppur con scopi "nobili", il suo è un inganno un po' sleale: imbroglia a Paperino (recatosi da lui per ottenere un prestito al fine di poter acquistare un tacchino) di non ristorarsi col piatto d'obbligo poiché aprire la cassaforte risulterebbe un lavoro, inadatto dunque a un giorno festivo durante il quale non si lavora; assicura al nipote di dover nutrirsi, proprio come lui, con sformato di cavoli ("Potrei cederti un po' del mio sformato di cavoli, ma so che il tuo è sempre migliore!", gli dice), ma poi fa mettere sulla terrazza un tacchino preparato da Battista, apposta per controllare le reazioni di Paperino. 
Beffa finale, nel tinello della casa di Paperino: "Ah, eccoti qua! Per un papero del tuo stampo lo sformato di cavoli sarebbe andato benone, ma non potevo tollerare che i nipotini non avessero il loro tacchino farcito in questo giorno!".
Oltre a questo, la storia non manca di momenti burleschi dinamici: gli allenamenti iniziali di Paperino con la fionda (strumento col quale in seguito andrà nel bosco a caccia di tacchini) provocano una fuga multipla: dapprima Paperino colpisce erroneamente mister Pudding, il quale per vendetta gli andrà dietro bersagliandolo ripetutamente usando la medesima fionda; imboccando la proprietà del miliardario Rebuke e malmenando notevolmente le aiuole, ne subiranno la ritorsione.
 
 
 











Curiosità:


- affacciandosi per controllare da dove provenga il profumo che sente, Paperino osserva: "E' il tacchino del nostro dirimpettaio!", ma codesto dirimpettaio né viene mostrato né ne viene detto il nome. Può essere il mister Tobias che viene nominato nella prima tavola?

- Paperino tira fuori dal solaio un arco con freccia; con questo ha intenzione di prelevare il tacchino dalla terrazza di Paperone;

- una delle tante, divertenti esclamazioni strane delle storie di CIMINO è presenta anche qui: Paperino, cacciatore nel bosco, esclama "Per le corna della reale alce!" sentendo il verso del tacchino che i Nipotini emettono per ingannarlo;


- compare per poche vignette un guardacaccia; anche nell'ottima PAPERINO E LA "PESCA" DEL TACCHINO (1966) è presente un guardacaccia, ma ha un ruolo ben più pregnante.


- è la seconda storia di CIMINO per TL 803; la prima è GASTONE E LA VITTORIA DI PIRRO (la precedente in questa pagina), che a differenza di PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE ha però goduto di un discreto numero di ristampe;


- il Battista presente in PAPERINO E IL PIATTO NAZIONALE è un'ennesima variazione sul... tema grafico:



 



 








Frasi peculiari (oltre a quelle già riportate sopra):

Nipotino: Coraggio... sei ancora intero!
Paperino: Meno male! Credevo proprio di essere stato sparso sulla pubblica via!

Paperino (ai Nipotini): Adesso andate a casa in attesa del conguaglio serale, intesi?

Nipotino: No, Zio Paperino! Non commetterai il furto con destrezza! Un furto è sempre un furto, anche se commesso da un... futuro erede ai danni del... testatore!


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PAPERINO E LA SAGGIA SENTENZA


Voto: **½

Disegni di FRANCO LOSTAFFA; TL 805 (2/5). Tav: 15; col.
Pers: Paperino; Qui Quo Qua; Anacleto Mitraglia; il vicino sonnambulo[anonimo]; il giudice; il poliziotto.

Rist: AR 1415 (20/12/1981).















A pronunciare la saggia sentenza del titolo è il giudice del tribunale, che per una volta non ha fattezze gufesche, ma è sviluppato autonomamente da FRANCO LOSTAFFA (presente su TL 805 anche con PAPERINO E LA CACCIA AL REFRIGERIO), il quale tratteggia in autonomia anche l'Anacleto Mitraglia di turno, su un altro pianeta rispetto al modello che GIORGIO CAVAZZANO ha già usato per PAPERINO E IL FERRO PORTAFORTUNA (1969) e PAPERINO E LA FAMA FUNESTA (1970).
PAPERINO E LA SAGGIA SENTENZA è indicata sull'INDUCKS come prima apparizione "ufficiale" di Anacleto Mitraglia come vicino. Tuttavia è opportuno ricordare come stavano le cose prima di questa storia, per aver un po' più le idee chiare.
Dopo la già citata, fugace comparsa di un Anacleto Mitraglia in ZIO PAPERONE E I LADRI DI AUTO
(1962), la prima vera messa in piedi, da parte di CIMINO, di un Anacleto rivale di Paperino la troviamo in PAPERINO E LE VACANZE SOLITARIE (1965), disegnata da GIOVAN BATTISTA CARPI. Non ho ancora smesso di approfondire questo periodo, comunque è da ricordare l'incipit della storia ciminiana (ove il Mitraglia però non compare) PAPERINO E LA CALAMITA' CANINA (1967), in cui il papero col berretto da marinaio, novello affittuario del signor Barba, presenta ai nipoti: "Ecco la nostra nuova dimora, pargoli! Comoda, ariosa e... soprattutto lontana dalla spelonca di Anacleto Mitraglia!". Sempre riferito ad Anacleto, dichiara: "Tutta colpa di quel serpente! Mi costringeva sempre a... difendermi!". Le abitazioni del papero e del suo avversario erano allora adiacenti fra loro?
E' difficoltoso addentrarci nella questione
PAPERINO E LE STREGHE BENIGNE (1968), in cui Anacleto dal suo giardino salta addosso a Paperino, però non siamo sicuri che la strada su cui transita il papero si trovi nei pressi della propria abitazione, quindi non possiamo dire con certezza che l'abitazione di Paperino è attigua a quella di Anacleto.
In PAPERINO E IL FERRO PORTAFORTUNA (1969), però, il... sospetto cresce: uscendo dalla propria casa, Paperino si vede venire avanti, da una staccionata, Anacleto, e sembra sia un avvenimento normale.
Insomma, forse si può dire che quella di
PAPERINO E LA SAGGIA SENTENZA è la prima volta in cui CIMINO mostra
materialmente Paperino e Anacleto che combattono da vicino a vicino. E' comunque una breve battaglia che occupa solo le prime 3 tavole della storia (Anacleto ricomparirà solo in 3 vignette delle ultime pagine), e già nella prima notiamo un elemento (segnalato anche dall'INDUCKS), che ci fa dubitare non poco. E' visibile nella scannerizzazione qui sopra: l'aggettivo "nuovo", riferito a "vicino", ha tutta l'aria di una riscrittura. Ipotizzo che forse c'era scritto "vecchio", nel senso che CIMINO fino ad allora aveva dato per scontato che le residenze dei Due fossero vicine.
Il famoso scudo non compare più, ma le iniziali AM di Arnoldo Mondadori campeggiano in basso a sinistra nell'ultima vignetta.
Il personaggio in primo piano nell'ampio ambiente dello splash panel non è, come si potrebbe pensare, Anacleto, ma un altro vicino - di cui non ci viene comunicato il nome -, che Paperino si ritrova ad avere dopo la saggia sentenza espressa dal giudice del tribunale in seguito ai danni causati alla città dalla guerriglia privata tra il papero e il Mitraglia.

Il motivo della sentenza (di cui Paperino sembra non averne coscienza, nonostante le parole del giudice) è pressappoco: far constatare a Paperino e Anacleto quale sia una situazione ben peggiore di quella che essi credono di vivere, rendendoli così più saggi e accorti (è un tema che CIMINO riprenderà nella bella PAPERINO E LE GUERRE DI QUARTIERE del 1988). Ed ecco che nella scena irrompono i due sonnambuli ufficiali direttamente dall'istituto, assegnati l'uno a Paperino, l'altro ad Anacleto.
CIMINO si concentra esclusivamente sul tran tran di Paperino, mostrandoci soltanto verso la fine la disperazione di Anacleto in fuga dal suo, di vicino.
Sono estenuanti - anche per il lettore! - le sequenze notturne in cui il sonnambulo suona, nel proprio giardino, prima la tromba e poi il tamburo, disturbando e addirittura impedendo il sonno a Paperino. Addirittura, egli non può neanche ribellarsi: il poliziotto di quartiere, d'accordo col giudice, impedisce a Paperino ogni tentativo di reazione, asserendo che il vicino è un sonnambulo con tanto di certificato medico legale e che dunque non può essere svegliato.

La sceneggiatura, che riporta alla mente la barksiana PAPERINO E LA LOTTA DEI RUMORI,  tocca la più elevata vetta di comicità (vedere per credere!) nella sequenza in cui Paperino, nella propria casa, deve assistere impotente alla scena del sonnambulo che - sempre dormendo - si sta sbafando la torta preparata dal papero nel pomeriggio con grande dispendio di energie.
Riappacificamento finale tra Paperino e Anacleto ma colpo di scena conclusivo per bocca di Qui Quo Qua (a proposito: la parola "birre", quando ristamperanno la storia, verrà censurata?).
Ancora una volta CIMINO ci dà un'acuta cognizione delle dismisure e degli estremismi cui l'individuo sociale va incontro,  e ci offre anche (senza facili moralismi ma facendo partecipare anche noi lettori all'esperienza di Paperino) il modo intellettuale per uscirne, conducendo però il tutto con la solita ironia che ci rende simpatici gli individui che sbagliano.
FRANCO LOSTAFFA è molto professionale, e il suo tratto si può ascrivere ancora alla prima fase, non eccessivo. Bisogna notare che, anche se può apparire un disegnatore non per tutti i gusti, tuttavia i suoi disegni ben si addicono all'idea di storie perdute da riscoprire


Qui sopra, la continua lotta privata tra i "cannonieri" Paperino e Anacleto turba notevolmente la società in cui vivono.


Qui sopra, nelle prime 2 vignette il giudice ha le idee chiare.
Nelle ultime i Paperi sono un po' tratti in inganno dall'aspetto gioviale e soprattutto "tranquillo" del nuovo individuo che il giudice fa trasferire di fronte a lui, cioè nella casa di Anacleto (pare).
Difficile per il lettore dimenticare questo terribile personaggio in bombetta.



Curiosità:


- Dove sono Qui Quo Qua durante lo svolgimento della vicenda? Si vedono quando il nuovo vicino si stanzia di fronte a Paperino, poi scompaiono per ricomparire alla fine della storia;

- sono presenti, sin dall'esordio, quelle che sembrano modifiche o eliminazioni. Tra queste: nella 12a tavola dopo "smonterò quello sbafatore" c'è uno spazio bianco; come si vede dalla scannerizzazione qui sopra, anche il fumetto del giudice ("Per duei due dobbiamo cercare qualche "vicino"che gli faccia rimpiangere il tempo "lontano"!") pare proprio una modifica, la quale rende il tutto più esplicito; anche nella 3a vignetta della 14a tavola il fumetto di Paperino sembra una modifica: il poliziotto gli dice "Salve, papero! Ho una buona notizia per voi!" e lui, con la borsa dell'acqua in testa, risponde "Un viaggio alle Hawai?" (in più Hawaii è scritto con una i sola!);

- quella che sembra una modifica è presente anche nel fumetto di Paperino nell'ultima vignetta della 10a tavola. Tutto il fumetto sembra una modifica: "Farò la torta Regina di Saba! Ho il Manuale di Nonna Papera, io! Eh, eh!". Evidentemente chi di dovere ha modificato la frase originale di CIMINO per pubblicizzare il celebre MANUALE DI NONNA PAPERA, uscito l'anno prima (un segnale di questa modifica è anche il fatto che è presente quello che sembra uno sgrammaticato apostrofo o accento sul "di " di "di Saba").
Una modifica biasimevole, comunque.


Frasi peculiari: 

Paperino: Trema, Anacleto! Questa è la tua marcia... ospedaliera!
Anacleto
: Lasciami ricaricare e poi sentirai la mazurca della frattura multipla!*
Paperino: Spartito ottavo... chi accende prima è il più bravo! Voilà!


Paperino: La giornata è passata troppo calma! Ai tempi di Anacleto la calma precedeva sempre la tempesta! Speriamo bene!

Nipotino: L'inimicizia ha i suoi inconvenienti, ma anche la troppa amicizia non è l'ideale! 
Nipotino: Già! Quei due, in reciproci complimenti, si scolano giornalmente dieci bottiglie di birra!


*
"multipla" sembra comunque una modifica; può darsi che in origine CIMINO aveva concepito una parola più "complessa".


Esclamazioni da ricercare nella pagina apposita.
 

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PAPERINO E LA SPUGNA FAMELICA

Voto: **½

Disegni di GIORGIO BORDINI; TL 825 (19/9). Tav: 19; col.
Pers: Paperino; Zio Paperone; Qui Quo Qua; Battista[non tratteggiato secondo i canoni di GIORGIO CAVAZZANO].
Nessuna ristampa.


E' una storia pochissimo conosciuta, tranne che per chi possiede il numero di TL originale che la contiene, data la totale assenza di ristampe in 38 anni.
Dopo l'armoniosa contemplazione da parte dei Paperi della famosa spugna nello splash panel introduttivo (in cui possiamo notare in basso a sinistra le iniziali di Arnoldo Mondadori), nella seconda vignetta apprendiamo che Paperino tiene in serbo per i nipoti una spiaggia segreta (come il luogo segreto di ZIO PAPERONE E IL RITORNO ALLA NATURA), e che nientemeno conosce l'approdo personale del bucaniere Serafino detto il Doppio Uncino.
In realtà, già nella terza tavola apprendiamo che il tutto è una panzana di Paperino per ottenere riposo in spiaggia mentre i Nipotini si allontanano per fantasiose ricerche.
A quanto pare, però, Doppio Uncino esiste veramente, dato che sott'acqua, nei pressi dell'Isolotto dell'Ancora, Qui Quo Qua trovano un vecchio forziere. Esso rivela contenere non dobloni (come crede Paperino nel momento in cui vede splendere qualcosa al suo interno), ma un animale marino: una spugna dorata, cioè una spugna dai riflessi d'oro.
PAPERINO E LA SPUGNA FAMELICA è una delicata ed incantevole (si pensi all'ambientazione nella spiaggia deserta, che immaginiamo deserta in base alle mosse dei Paperi) storia intimista, che si sviluppa tra la casa di Paperino e il Deposito di Zio Paperone tra un numero ristrettissimo di personaggi, ossia con l'assenza di personaggi secondari, tranne una duplice (ma brevissima tutt'e due le volte) comparsa del solito maggiordomo Battista e del professor Spugnolotti, che in realtà è un travestimento "a tre" di Qui Quo Qua per punire Zio Paperone.
L'aggettivo "famelica" del titolo si riferisce alla particolare alimentazione della spugna, basata sull'incameramento di oro. Infatti, dopo essersi nutrita (quello delle spugne dovrebbe chiamarsi sistema di filtraggio) degli antichi dobloni del forziere, passa ai talleri di Maria Teresa conservati nel Deposito di Zio Paperone, rischiando una vera e propria indigestione.
Il vero famelico del titolo è però Zio Paperone, il quale aggredisce il tenero quadretto familiare dei nipoti per impadronirsi della spugna in conto debiti. Naturalmente suddetto animale economicamente non ha consistenza, quindi Paperone se ne appropria obbligando Paperino ad utilizzarla per la pulitura dei suoi talleri e dobloni.
Il professor Spugnolotti, nel teatrino impostato da CIMINO in PAPERINO E LA SPUGNA FAMELICA, esiste veramente, ma viene solamente nominato. Infatti sono Qui Quo Qua (attivi rispetto alla passività dimostrata da Paperino di fronte alla "sorte ria") ad assumerne le sembianze col fine di imbrogliare Zio Paperone in modo da riottenere, alla fine, la famigerata spugna, con in più un ulteriore, giusto appagamenti finale.
Non è la migliore storia di CIMINO, ma di certo la sua sostanza è la materia di cui è fatta l'elegìa.







La famiglia Paperino non
è riunita di fronte al focolare, ma di fronte alla spugna, e Paperino non ha la voglia immediata di ricavare utili dalla sua nuova proprietàta trovata nel forziere in fondo al mare. Purtroppo per turbare il quaderetto irromperà la rapacità di Paperone.












Qui sotto, una delle 3 vignette della storia in cui compare Battista. Qui ha i capelli bianchi, mentre nelle altre  2 vignette - pi
ù avanti - questi saranno biondi.
E' il classico Battista di BORDINI, in un periodo in cui GIORGIO CAVAZZANO stava sviluppando il modello definitivo, di cui si possono rintracciare dei prodromi in ZIO PAPERONE E LE STREGHE IN AZIONE (1971), la quale precede PAPERINO E LA SPUGNA FAMELICA.
I lettori all'epoca dovevano essere abituati a questi continui cambiamenti somatici del maggiordomo di Paperone: su TL 825, infatti, PAPERINO E LA SPUGNA FAMELICA
è preceduta dall'altra ciminiana (anch'essa mai ristampata) ZIO PAPERONE E L'''OPERA BUONA'', in cui il Battista di turno (disegnato da PIER LORENZO DE VITA) somaticamente
è lontanissimo da quello bordiniano!
L'ultima vignetta presenta un particolare tornado: il tornado "Paperone".

    



Qui sopra: inconsapevolmente raggirato dal sedicente professor Spugnolotti, Zio Paperone fornisce alla spugna una postazione di tutto rispetto: su un tronetto di talleri di Maria Teresa. Questi talleri appariranno, tra le altre, anche nella storia ZIO PAPERONE E LA TIRITERA DELLA SALVEZZA (1975), disegnata da MASSIMO DE VITA sempre su sceneggiatura di CIMINO. L'aspetto grafico generale del falso Spugnolotti, allo sguardo riporta all'analogo travestimento dei Nipotini (questa volta nei panni del medico fittizio prof. Von Peritonitem) in ZIO PAPERONE E GLI SPECCHI INGANNATORI(1973), che BORDINI disegnerà ugualmente seguendo una sceneggiatura di CIMINO. Il prof. Von Peritonitem, al contrario, non fa uso di occhiali.



C
uriosità:


- travestiti da prof. Spugnolotti, Qui Quo Qua si inventano un concorso mondiale il cui premio è di duemila cocuzzoleros afgani, al cambio ventimila dollari;

- Zio Paperone possiede un controllore elettronico. Mentre fa i controlli con questo, l'anziano papero si sbizzarrisce in tipi di monete e unità di misura, alternando le creazioni fantasiose a quelle reali e verosimili: "Dunque, dollari... due fantaberillioni e venticinque cents, ci siamo! Sesterzi... cinque cubiti cubi, sta bene... Catafurgi di Tamerlano... due staia, bene! Talleri di Maria Teresa...";

- Zio Paperone, nella migliore tradizione, cita un nonno: "Diceva bene mio nonno! Mai disperare! Il momento del recupero viene quando meno te lo aspetti!";

- Un finale simile a quello di questa storia possiamo trovarlo in PAPERINO E L'AUREO RIPOSO (1970), sempre disegnata da BORDINI ma su testo di GUIDO MARTINA.



Frasi peculiari:


Paperino: Ciao, zietto! In fondo,
è giusto che ognuno abbia oggetti adeguati alla propria cassa!

Nipotino: Faremo metà per uno, cara spugna lucente! Non vogliamo farti fare indigestione!





























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